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art. 74 bis d.P.R. n. 633 del 1972

5 provvedimenti

Prescrizione credito IVA: il Fisco perde se si difende in ritardo
Una procedura fallimentare ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta risalente al 1995. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, eccependo in seguito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione credito IVA. I giudici hanno chiarito che, una volta presentata tempestivamente la domanda di rimborso, la prescrizione decennale del credito non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Trattandosi di un diritto disponibile del contribuente, l'Amministrazione finanziaria deve eccepire la prescrizione tempestivamente nei primi gradi di giudizio, non potendo farlo per la prima volta in appello o in Cassazione. Inoltre, la mancanza della dichiarazione di cessazione dell'attività non blocca il rimborso se il curatore ha presentato la dichiarazione speciale prevista per i fallimenti.
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Compensazione crediti erariali: prova e limiti
Una società finanziaria, cessionaria di un credito IVA maturato da società in procedura concorsuale, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione finanziaria si opponeva, eccependo in compensazione propri crediti erariali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione crediti erariali è ammissibile anche in questo contesto, ma l'Erario ha l'onere di fornire in giudizio la prova piena ed effettiva dei propri crediti, non essendo sufficiente la mera produzione di un estratto di ruolo.
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Sanzioni amministrazione straordinaria: Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità delle sanzioni tributarie per debiti IVA di una società in amministrazione straordinaria. Con ordinanza, ha stabilito un principio dirimente: le sanzioni sono dovute solo se la scadenza del versamento era anteriore all'apertura della procedura concorsuale. Per le scadenze successive, l'impossibilità giuridica di pagare, dovuta al rispetto della par condicio creditorum, esclude la colpevolezza e quindi l'applicabilità della sanzione. Il ricorso della società è stato parzialmente accolto su questo punto.
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Giudicato esterno tributario: credito IVA non riutilizzabile
Una società in amministrazione straordinaria ricorre contro una cartella di pagamento relativa a un credito IVA per l'anno 2006. La Corte di Cassazione respinge il ricorso applicando il principio del giudicato esterno tributario. Una precedente sentenza definitiva aveva già accertato che lo stesso credito era stato legittimamente utilizzato nell'anno 2005, rendendo impossibile il suo riutilizzo nell'anno successivo. La decisione sottolinea come un fatto accertato in via definitiva non possa essere nuovamente messo in discussione.
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Impugnazione cartella fallito: chi agisce se il curatore è inerte?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5173/2025, affronta il tema della legittimazione degli ex rappresentanti legali di una società fallita a contestare una cartella di pagamento in caso di inerzia del curatore. La Corte conferma che l'ex amministratore può procedere con l'impugnazione cartella fallito, sulla scia di un precedente intervento delle Sezioni Unite. Tuttavia, chiarisce che la mancata notifica dell'avviso di irregolarità all'ex amministratore non determina la nullità della cartella, ma la sua inopponibilità alla società una volta tornata in bonis. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di secondo grado e rinviando la causa per un nuovo esame.
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