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Art. 73 D.P.R. 309/90 (Testo Unico Stupefacenti)

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28 provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio: cani e contanti non salvano dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un uomo disoccupato. I giudici hanno ritenuto provata l'intenzione di vendere la droga sulla base di diversi indizi: la quantità (37 grammi), l'occultamento della sostanza in più punti (federa di un cuscino e cassetto di una stampante) e il possesso di oltre 1.000 euro in contanti, somma incompatibile con il suo stato di disoccupazione. La Corte ha inoltre giudicato corretta la decisione di non concedere le attenuanti generiche, a causa del comportamento ostativo dell'imputato che aveva usato i propri cani per impedire l'accesso alle forze dell'ordine. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio ripetuto: niente attenuanti generiche, pena confermata
Un uomo, condannato per aver venduto cocaina in diciassette diverse occasioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava una pena eccessiva e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la decisione sulla pena era ben motivata, considerando la gravità dei fatti, la loro ripetizione, l'allarme sociale e i precedenti penali dell'imputato. La valutazione sulla concessione delle attenuanti generiche spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se la motivazione è logica e completa. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Droga e lesioni: ricorso inammissibile e condanna definitiva
Un uomo, condannato per detenzione di stupefacenti e per resistenza e lesioni a un agente durante una perquisizione, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'illegittimità del ricorso. La decisione si fonda sul principio della inammissibilità del ricorso per cassazione quando questo si limita a ripetere le stesse argomentazioni dei gradi precedenti, senza criticare la logica giuridica della sentenza d'appello. In pratica, il ricorso tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La condanna è diventata così definitiva.
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Traffico di droga: ruolo di vertice esclude sconti di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo con un ruolo di vertice in un'organizzazione dedita al traffico di droga. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo un'errata valutazione delle prove, come le intercettazioni, e chiedendo uno sconto di pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando i motivi generici. È stato sottolineato che il ruolo preminente dell'organizzatore e la massiccia potenzialità diffusiva dell'eroina, emerse chiaramente dalle indagini, impedivano sia la qualificazione del fatto come di lieve entità sia la concessione di attenuanti. La condanna è diventata definitiva.
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Arresti revocati, appello inutile: l’inammissibilità per rinuncia
Due indagati, posti agli arresti domiciliari per detenzione di sostanze stupefacenti, presentano ricorso in Cassazione contro tale misura. Tuttavia, prima che la Corte si pronunci, la misura cautelare viene revocata. Di conseguenza, gli indagati non hanno più interesse a ottenere una decisione sul loro ricorso, avendone già ottenuto il risultato pratico (la libertà). La Cassazione, prendendo atto della situazione, dichiara l'inammissibilità per rinuncia del ricorso, chiudendo il caso a livello procedurale senza entrare nel merito della questione.
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Spaccio e Mafia: no al medesimo disegno criminoso dopo 5 anni
La Cassazione ha negato l'applicazione del 'medesimo disegno criminoso' a due reati commessi a cinque anni di distanza: spaccio di droga nel 2008 e associazione mafiosa nel 2013. Secondo i giudici, l'ampio intervallo di tempo e la mancanza di prove di un piano unitario iniziale impediscono di collegare i due crimini. Non era dimostrabile che l'imputato, al momento dello spaccio, avesse già pianificato di entrare a far parte del clan mafioso. Di conseguenza, i reati sono stati considerati distinti e le relative pene non possono essere unificate in un calcolo più favorevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Inutilizzabilità Screenshot Chat: Condannati e poi Assolti
Due persone, condannate per spaccio di droga, sono state definitivamente assolte dalla Corte di Cassazione. La loro condanna si basava esclusivamente su fotografie delle conversazioni (screenshot) prese dai loro cellulari. La Corte ha stabilito la totale inutilizzabilità screenshot chat come prova, perché acquisiti dalla polizia giudiziaria senza un regolare provvedimento di sequestro del Pubblico Ministero. I messaggi su smartphone, infatti, sono equiparati alla corrispondenza e godono di tutele specifiche. Poiché questa era l'unica prova decisiva, la sua eliminazione ha causato il crollo dell'accusa e l'assoluzione degli imputati.
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Desumibilità atti: quando scatta il termine cautelare?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del riesame in materia di custodia cautelare. Il caso riguardava due distinti provvedimenti restrittivi emessi nei confronti della stessa persona. La Corte ha stabilito che la desumibilità degli atti, cruciale per determinare l'inizio dei termini di custodia nelle cosiddette 'contestazioni a catena', si basa sulla mera disponibilità materiale degli elementi di prova nel fascicolo del Pubblico Ministero, e non sulla loro completa analisi e valutazione. Il procedimento è stato rinviato per una nuova valutazione fondata su questo principio di diritto.
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