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Art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/90

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34 provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: ricorso inammissibile
Un uomo condannato in Appello per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti sono di competenza esclusiva dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che, in presenza di una motivazione logica e congrua da parte della Corte d'Appello, non è possibile contestare in sede di legittimità la finalità dello spaccio, la gravità del fatto o la mancata concessione delle attenuanti generiche.
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Favoreggiamento personale: quando non si configura
Una persona, condannata per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il reato in favoreggiamento personale, sostenendo di essere stata costretta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il favoreggiamento non è configurabile durante la commissione di un reato permanente come la detenzione di droga, poiché l'aiuto deve avvenire dopo la consumazione del reato principale.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte conferma la decisione di merito che aveva escluso la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità, basandosi su elementi indicativi di professionalità quali il rilevante quantitativo, la diversa tipologia di droghe e le modalità operative. Viene inoltre confermata la mancata concessione delle attenuanti generiche e la confisca del denaro ritenuto provento del reato.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La sentenza sottolinea il rigore dei termini processuali per le richieste di concordato in appello e conferma i criteri utilizzati per escludere l'ipotesi di reato lieve, come la professionalità della condotta e la tipologia di sostanze cedute (cocaina ed eroina).
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che la condanna fosse basata su prove congetturali. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza precedente, che in questo caso è stata giudicata adeguata.
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Ricorso inammissibile: l’appello deve essere specifico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di stupefacenti. Il motivo, basato sulla presunta mancata valutazione delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., è stato giudicato generico e assertivo, poiché non specificava quali cause sarebbero state trascurate né su quali basi fattuali. La Corte ribadisce che una motivazione di condanna approfondita include implicitamente la valutazione sull'insussistenza di cause di proscioglimento.
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Giudizio abbreviato: prova tardiva non invalida il rito
La Corte di Cassazione ha stabilito che una consulenza tecnica, depositata dopo la richiesta di giudizio abbreviato, è pienamente utilizzabile se la difesa, dopo il rigetto della propria eccezione, reitera la richiesta del rito speciale. Secondo la Corte, tale comportamento equivale ad un'accettazione del compendio probatorio, sanando eventuali vizi procedurali. Il caso riguardava una condanna per reati legati agli stupefacenti, in cui la difesa contestava l'ammissibilità di una perizia tossicologica.
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Sequestro preventivo auto: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo auto. Il veicolo, utilizzato per attività di spaccio, è stato ritenuto 'cosa pertinente al reato' e la misura cautelare giustificata dal concreto pericolo che potesse essere impiegato per commettere nuovi crimini, confermando la legittimità del provvedimento.
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Coltivazione domestica: quando non è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per coltivazione di sostanze stupefacenti, ribadendo il principio della non punibilità della cosiddetta "coltivazione domestica". La decisione si fonda sulla giurisprudenza delle Sezioni Unite (sent. "Caruso"), secondo cui la coltivazione in forma domestica, con tecniche rudimentali, un numero esiguo di piante e destinata all'esclusivo uso personale, non integra il reato per mancanza di tipicità, in assenza di indici di un inserimento nel mercato illegale.
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Attenuanti generiche: no senza elementi positivi
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 11885/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, il quale lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che, per ottenere tale beneficio, non è sufficiente la mera incensuratezza o una confessione tardiva, ma occorrono elementi positivamente valutabili che, nel caso di specie, erano assenti.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. I reati contestati erano associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dall'agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che mancava l'interesse a contestare l'aggravante, poiché la sua esclusione non avrebbe modificato la misura cautelare applicata.
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Associazione criminosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione criminosa finalizzata al traffico di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico e volto a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha confermato la solidità degli indizi e la correttezza della motivazione sulla sussistenza del vincolo associativo e delle esigenze cautelari.
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Esigenze cautelari: ricorso PM inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare. La decisione si fonda sulla mancata argomentazione da parte del PM riguardo alle esigenze cautelari, requisito essenziale per dimostrare un interesse concreto all'impugnazione. Il ricorso si era concentrato unicamente sulla gravità degli indizi, un aspetto che, da solo, non è sufficiente a giustificare l'appello.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1579/2025, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'impugnazione contestava l'eccessività della pena concordata, un motivo non consentito dalla legge. La Corte ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso per patteggiamento è prevista quando i motivi non riguardano l'illegalità della sanzione ma solo la sua commisurazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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