La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11779/2024, ha stabilito che lo spaccio di stupefacenti non può essere qualificato come 'fatto di lieve entità' se, pur caratterizzato da singole cessioni di modeste quantità, si inserisce in un'attività continuativa, organizzata e protratta nel tempo. La Corte ha rigettato i ricorsi di quattro imputati, sottolineando che la valutazione non deve limitarsi al singolo episodio, ma considerare la condotta criminale nel suo complesso, inclusa la sistematicità e la capacità di approvvigionamento, che escludono la minima offensività richiesta per il fatto di lieve entità.
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