LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 73, commi 1, 4, 5 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

6 provvedimenti

Spaccio di droga di lieve entità: l’appello fallisce in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua attività rientrasse nella "spaccio di droga di lieve entità" per la sua natura marginale e non professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso vago e non sufficientemente critico verso la sentenza precedente. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato l'organizzazione dell'attività di spaccio, con più soggetti e vendita continua in un noto "punto di spaccio". Questa struttura organizzativa escludeva la qualificazione di lieve entità. Il Lavoratore ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
Un soggetto condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio presenta ricorso in Cassazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile poiché i motivi sono una mera riproposizione di argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, mancando della necessaria specificità e del confronto con la sentenza impugnata.
Continua »
Reato continuato: la motivazione della pena è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che, nel riconoscere il reato continuato tra più condanne per spaccio, aveva applicato un aumento di pena identico per reati di diversa gravità, senza fornire una motivazione specifica. La Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione deve motivare puntualmente ogni aumento, differenziandolo in base alla gravità del singolo reato satellite, e ha corretto gli errori nel calcolo della pena base e nell'applicazione della riduzione per il rito abbreviato.
Continua »
Pena sostitutiva: obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31670/2024, ha annullato con rinvio la decisione di una Corte d'Appello che aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di applicazione di una pena sostitutiva. Il caso riguardava tre imputati per spaccio di stupefacenti. Mentre i ricorsi di due coimputati sono stati dichiarati inammissibili, quello del terzo è stato accolto limitatamente alla mancata motivazione sul rigetto della richiesta di sostituire la detenzione con il lavoro di pubblica utilità, essendo la pena finale rientrata nel limite di legge. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di motivare esplicitamente su tale istanza difensiva.
Continua »
Concordato in appello: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione chiarisce che, una volta accettato l'accordo sulla pena, non è possibile impugnare la qualificazione del reato o la misura della sanzione, salvo il caso di palese illegalità della pena stessa. Questo principio rafforza la natura vincolante e definitiva del concordato in appello come strumento processuale.
Continua »
Lieve entità: quando non è riconosciuta dalla Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere la lieve entità del fatto è stata respinta perché, secondo la Corte, la professionalità e la non occasionalità dell'attività di spaccio sono elementi sufficienti a escludere la minima offensività, anche a fronte di altri elementi meno gravi.
Continua »