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art. 73, comma 7, d.P.R. n. 309 del 1990

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30 provvedimenti

Ricorso inammissibile: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello in materia di stupefacenti. Il ricorso è stato respinto perché i motivi presentati erano una mera riproduzione di argomenti già adeguatamente valutati e respinti nel precedente grado di giudizio. La Corte ha confermato la decisione di non concedere l'attenuante speciale e ha ritenuto congruo il trattamento sanzionatorio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questo caso sottolinea il principio per cui un ricorso in Cassazione deve sollevare vizi di legittimità e non può essere un tentativo di riesame del merito.
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Ingente quantitativo stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per traffico di un ingente quantitativo di stupefacenti. La decisione conferma la sentenza di appello, sottolineando che i motivi del ricorso erano generici e riproponevano questioni già correttamente valutate nei gradi di merito. La Corte ha ribadito la correttezza nell'applicazione dell'aggravante per la notevole quantità di principio attivo e ha confermato il diniego di attenuanti per mancanza di una collaborazione efficace e per la logica motivazione del giudice di merito sulla valutazione delle circostanze.
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Attenuante collaborazione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La richiesta di applicazione dell'attenuante collaborazione è stata respinta perché presentata per la prima volta in Cassazione e non nei motivi di appello, risultando quindi una questione nuova e non devoluta alla cognizione del giudice di secondo grado.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. Il motivo risiede nel fatto che l'atto di impugnazione si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già presentate e respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza di secondo grado. La Corte ha ribadito che un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica argomentata e specifica del provvedimento impugnato.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso in cassazione scatta quando l'atto di impugnazione non costituisce una critica argomentata al provvedimento contestato.
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Reato continuato: calcolo pena e annullamento Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27691/2025, si è pronunciata su una complessa vicenda di criminalità organizzata, annullando parzialmente la decisione della Corte d'Appello di Bari. L'analisi si è concentrata su errori nel calcolo della pena per il reato continuato, violazioni del divieto di reformatio in peius e l'errata applicazione retroattiva di norme più severe. La Corte ha ribadito i principi fondamentali per la determinazione del trattamento sanzionatorio, rinviando a nuovo giudizio per la corretta quantificazione delle pene di diversi imputati.
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Rinnovazione istruttoria: obbligo in appello
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per reati legati agli stupefacenti, emessa in appello in riforma di una precedente assoluzione. La decisione si fonda sul principio della necessaria rinnovazione istruttoria dibattimentale: il giudice d'appello non può condannare un imputato, precedentemente assolto, basandosi su una diversa valutazione di prove dichiarative senza prima aver riesaminato direttamente i testimoni. In questo caso, la responsabilità per una parte significativa della droga era stata attribuita agli imputati solo sulla base delle dichiarazioni di un terzo, non sentite nuovamente in appello, violando così il diritto a un giusto processo.
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Affidamento in prova: no se c’è rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione si basa sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali, carichi pendenti e una recente grave condotta illecita, elementi che indicano un concreto rischio di recidiva e l'assenza di un effettivo percorso di revisione critica.
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Attenuante speciale tenuità: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per spaccio di lieve entità. La decisione è stata motivata dalla mancata valutazione, da parte della Corte d'Appello, di due circostanze attenuanti: la collaborazione dell'imputato e l'attenuante speciale tenuità del lucro. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio su questi specifici punti, sottolineando l'obbligo del giudice di motivare adeguatamente ogni sua decisione.
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Droga parlata: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando una condanna per traffico di cocaina basata in gran parte su prove di 'droga parlata', ovvero intercettazioni telefoniche. La Corte ha ritenuto che la valutazione delle prove da parte dei giudici di merito fosse rigorosa e sufficiente a dimostrare la colpevolezza 'al di là di ogni ragionevole dubbio', respingendo le richieste dell'imputato di riqualificare il reato come di lieve entità e di ridurre la pena.
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