Un Lavoratore, condannato per detenzione e spaccio di marijuana (circa 72 kg), ha presentato ricorso in Cassazione. Il Lavoratore contestava la valutazione delle prove e l'interpretazione di un termine nel verbale di arresto, cercando una nuova analisi dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ribadito che il ricorso si basava su 'doglianze in punto di fatto', ossia lamentele sui fatti già accertati, e non su questioni di diritto. La Cassazione non può rivalutare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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