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Art. 73, comma 1 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

5 provvedimenti

Aggravamento misura cautelare: quando il giudice decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di violazione delle prescrizioni di una misura cautelare come gli arresti domiciliari, il giudice può disporre un aggravamento misura cautelare, fino alla custodia in carcere, anche d'ufficio e indipendentemente da una richiesta meno afflittiva del Pubblico Ministero. Il caso riguardava un imputato agli arresti domiciliari che, autorizzato a lavorare in un cantiere, è stato trovato assente durante i controlli. La Corte ha chiarito che il potere del giudice in questi casi ha natura sanzionatoria per la trasgressione commessa, come previsto dall'art. 276 c.p.p., e si distingue dall'ipotesi di un aggravamento delle esigenze cautelari ex art. 299 c.p.p.
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Riqualificazione del reato: non solo la quantità conta
Un soggetto ha impugnato la riqualificazione del reato di spaccio da lieve a grave, sostenendo che la quantità di droga non fosse sufficiente a giustificare tale modifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la riqualificazione del reato non si basa solo sul dato ponderale, ma anche e soprattutto sull'organizzazione dei mezzi, che nel caso di specie indicava un'attività di spaccio sistematica e strutturata.
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Giudicato parziale: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che non si può impugnare la misura della pena base quando questa è già coperta da un giudicato parziale, formatosi a seguito di una precedente pronuncia della stessa Cassazione che aveva annullato la sentenza solo su un punto specifico (la recidiva). L'inammissibilità del ricorso, per manifesta infondatezza, ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ribadisce che, a seguito di una sentenza di applicazione della pena su richiesta, l'impugnazione è consentita solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., tra cui non rientra la contestazione sulla valutazione delle prove o la mancata motivazione sul proscioglimento.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e reati di droga
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati di droga. L'appello è stato respinto perché si limitava a riproporre argomenti già esaminati nei gradi di merito, senza sollevare specifiche questioni di legittimità. La Corte ha confermato la gravità del fatto, escludendo l'ipotesi di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di stupefacente e delle modalità dell'azione, ribadendo i limiti del proprio sindacato.
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