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Art. 73 Codice Civile

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Inquadramento superiore: la firma non basta per essere Quadro Direttivo
Una lavoratrice ha chiesto l'inquadramento superiore come quadro direttivo, sostenendo che le sue mansioni di funzionario della riscossione coattiva comportassero elevate responsabilità e poteri esterni. Dopo un primo accoglimento e un annullamento della Cassazione (Cass. n. 33378/2018), il giudice di rinvio ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. Ha ribadito che il mero potere di firma di atti di riscossione, pur con valenza esterna, non basta a dimostrare i poteri negoziali e l'autonomia richiesti per l'inquadramento superiore. L'Azienda ha vinto e la lavoratrice deve pagare le spese legali.
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Condotte riparatorie: guida alla loro efficacia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48060/2023, ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. Il caso è cruciale per comprendere i requisiti delle condotte riparatorie ai fini dell'estinzione del reato. La Corte ha stabilito che un risarcimento informale non è sufficiente, essendo necessaria una formale 'offerta reale' tramite pubblico ufficiale. Ha inoltre confermato la sussistenza dell'aggravante della minorata difesa per la vittima distratta da un cambio gomma.
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Superiore inquadramento: contano le mansioni, non il ruolo
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di un superiore inquadramento professionale. Il datore di lavoro si era opposto sostenendo che la dipendente non fosse formalmente a capo di un ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il superiore inquadramento sono decisive le effettive mansioni svolte, la loro complessità e responsabilità, e non la mera preposizione a una struttura organizzativa formale.
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Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Un dipendente del Ministero della Cultura ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto nei giorni festivi. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, ha stabilito che per il pagamento dello straordinario non è necessaria un'autorizzazione formale esplicita, ma è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile dall'organizzazione del lavoro imposta dal datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Licenziamento soggettivo: CCNL non vincolante
Un lavoratore addetto alla raccolta rifiuti viene licenziato per negligenza. La Corte d'Appello ritiene il licenziamento sproporzionato, condannando l'azienda a un'indennità. La Corte di Cassazione, con ordinanza 15357/2025, ha rigettato sia il ricorso del lavoratore, che invocava una tutela maggiore basata sul CCNL, sia quello dell'azienda, che contestava la valutazione di non gravità della condotta. La Corte ha chiarito che le previsioni del CCNL sul licenziamento per giustificato motivo soggettivo non sono un elenco tassativo e il giudice può valutare autonomamente la gravità dei fatti, ampliando e non limitando le ipotesi di recesso.
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