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art. 72 bis D.P.R n. 602/73

5 provvedimenti

Inammissibilità ricorso per tardività: il Fisco vince per un errore
Una contribuente si oppone a un pignoramento dell'Agenzia delle Entrate Riscossione. Dopo aver perso nei gradi di merito, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non entra nel vivo della questione e dichiara l'inammissibilità del ricorso per tardività. I giudici si sono concentrati sul calcolo del termine per impugnare la sentenza precedente, includendo la sospensione straordinaria per l'emergenza Covid-19. Il ricorso è stato depositato oltre la scadenza finale, risultando in una sconfitta per la contribuente basata su un errore procedurale. La Corte ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Rateizzazione e pignoramento: l’abuso del diritto
Una società contribuente ha impugnato un pignoramento presso terzi subito dall'Agente della Riscossione, sostenendo la sua illegittimità a causa di una richiesta di rateizzazione del debito presentata in precedenza. L'Agente aveva proceduto al pignoramento prima di formalizzare la concessione del piano di pagamento. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la novità e la particolare rilevanza della questione, soprattutto riguardo all'improseguibilità dell'azione esecutiva in pendenza di una richiesta di rateizzazione e al potenziale abuso del diritto. Di conseguenza, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito.
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Principio dell’apparenza: appello inammissibile
Una società proponeva opposizione a una cartella esattoriale. Il Tribunale qualificava l'azione come opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., dichiarandola inammissibile. La società proponeva appello, che veniva accolto. La Corte di Cassazione, applicando il principio dell'apparenza, ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando l'appello inammissibile. Contro una sentenza che qualifica l'opposizione ex art. 617 c.p.c., l'unico rimedio è il ricorso per cassazione, a prescindere dalla correttezza della qualificazione stessa.
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Amministratore di fatto: responsabilità fiscale diretta
Un individuo, quale amministratore di fatto di una società usata in un complesso schema fraudolento, ha ricevuto un atto di pignoramento per i debiti fiscali dell'ente. Ha contestato l'atto sostenendo di non aver mai ricevuto una notifica specifica della sua responsabilità personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in casi di interposizione fittizia, la responsabilità dell'amministratore di fatto è diretta e non secondaria. Di conseguenza, la notifica degli avvisi di accertamento alla società, ma a lui indirizzati in qualità di gestore, era sufficiente a consolidare il debito anche a suo nome, senza bisogno di un ulteriore atto di contestazione personale.
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Interruzione prescrizione: come si calcolano i termini
Un debitore si oppone a un pignoramento sostenendo la prescrizione dei crediti. Il Tribunale di Torino analizza gli atti interruttivi prodotti dal creditore, accogliendo parzialmente l'opposizione. La sentenza chiarisce l'onere della prova in materia di interruzione prescrizione, annullando solo il credito per cui non è stata provata un'interruzione tempestiva e confermando la legittimità dell'esecuzione per gli altri.
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