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Art. 719 Codice Penale

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Reato di gioco d’azzardo: quando il videopoker non è solo un gioco
Un gestore di un circolo è stato condannato per il **reato di gioco d'azzardo** per aver installato apparecchi videopoker che permettevano vincite in denaro. La difesa ha contestato l'assenza del fine di lucro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ritrovamento di denaro negli apparecchi dimostra il fine di lucro. Il gioco d'azzardo si configura quando la fortuna prevale sull'abilità e c'è un intento di guadagno. L'imputato deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: da club di poker a bisca clandestina
I Gestori di un locale adibito a club di poker ricorrono contro il provvedimento che ha confermato il sequestro preventivo di oltre 125.000 euro e dell'intero immobile. La difesa sostiene la liceità del poker sportivo e l'uso parziale dell'edificio per attività lecite, oltre alla proprietà di un terzo in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici confermano che il locale funzionava di fatto come una bisca clandestina per giochi d'azzardo vietati (come blackjack e punto e banco), come provato da video, fiches e ingenti somme in contanti incompatibili con gli incassi del bar. Inoltre, i ricorrenti non possono far valere i diritti del proprietario terzo. Di conseguenza, il sequestro preventivo viene interamente confermato e i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Aggravante gioco d’azzardo: conta il totale sul tavolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto coinvolto in attività di scommesse clandestine, focalizzandosi sulla corretta applicazione della aggravante gioco d'azzardo prevista dall'articolo 719 del codice penale. Il ricorrente contestava la rilevanza economica delle somme rinvenute, sostenendo che la sua quota individuale non fosse tale da giustificare l'aggravamento della pena. I giudici hanno invece stabilito che, per determinare la rilevanza delle poste, occorre considerare la somma complessiva impegnata da tutti i giocatori presenti al tavolo, che nel caso specifico ammontava a oltre seimila euro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di fatto già risolte nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso cassazione sequestro preventivo: i limiti
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione sequestro preventivo contro il sequestro di un locale per gioco d'azzardo. Il motivo? L'appello si basava su una presunta illogicità della motivazione, un vizio non consentito in questa sede, dove è ammessa solo la violazione di legge.
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Scommesse non autorizzate: quando è reato
La Cassazione conferma la condanna per scommesse non autorizzate a carico della titolare di un centro affiliato a un bookmaker estero. L'uso di un conto gioco personale per le giocate dei clienti configura un'intermediazione illecita, non un servizio transfrontaliero. Il reato è permanente e la prescrizione decorre dalla fine della condotta.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile se i beni tornano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro per sopravvenuta carenza di interesse, poiché i beni erano stati restituiti prima della decisione. Di conseguenza, non è dovuta alcuna condanna alle spese processuali.
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Raccolta scommesse illegale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore condannato per raccolta scommesse illegale per conto di una società estera. La Corte ha stabilito che spetta all'imputato l'onere di provare la presunta natura discriminatoria della normativa nazionale rispetto al diritto UE, che avrebbe impedito alla società estera di ottenere la concessione. In assenza di tale prova, la condanna è legittima.
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