Una donna contesta un debito sostenendo di aver apposto la propria firma su un foglio in bianco, successivamente riempito in modo abusivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31994/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere di provare non solo la firma in bianco, ma anche il riempimento contrario agli accordi (absque pactis), spetta interamente a chi ha firmato. La Corte ha chiarito che non può riesaminare nel merito le prove, confermando così la decisione dei giudici di grado inferiore.
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