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Art. 70 R.D. 2440/1923

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Cessione dei crediti d’appalto: il subappaltatore vince sulla PA
Un subappaltatore ha richiesto il pagamento di opere stradali a un'amministrazione pubblica in base a una cessione dei crediti concordata con l'appaltatore principale, poi fallito. L'amministrazione ha rifiutato il pagamento sostenendo che la cessione fosse inefficace senza il suo consenso espresso, non essendo il cessionario una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del subappaltatore, stabilendo che la cessione dei crediti d'appalto a favore del subappaltatore è pienamente efficace e opponibile alla pubblica amministrazione se quest'ultima non la rifiuta esplicitamente entro quindici giorni dalla notifica, applicando così il principio del silenzio-assenso per agevolare l'esecuzione delle opere pubbliche.
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Cessione del credito alla PA: il silenzio non vale come assenso
Un'azienda stradale ha ceduto a un'altra società privata il proprio credito verso un'importante società pubblica concessionaria per lavori autostradali. La società pubblica ha rifiutato la cessione oltre il termine di quindici giorni previsto dal Codice dei contratti pubblici. La Corte d'Appello aveva ritenuto valida la cessione per via del ritardo nel rifiuto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società pubblica. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito verso la Pubblica Amministrazione a favore di soggetti non bancari o finanziari richiede sempre l'adesione espressa dell'ente pubblico. Il semplice silenzio o il ritardo non equivalgono ad accettazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Cessione del credito PA: quando è valida?
La sentenza tratta della validità della cessione del credito PA in ambito di forniture pubbliche. La Corte d'Appello ha stabilito che la cessione è efficace solo con l'accettazione dell'ente debitore, confermando il rigetto della domanda di pagamento avanzata dal cessionario.
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Cessione d’azienda e rimborso crediti d’imposta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato il rimborso di un credito IRPEG richiesto da un istituto bancario a seguito di una cessione d'azienda. La controversia verteva sulla necessità di notifiche formali previste per i crediti verso lo Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, il trasferimento dei crediti avviene automaticamente e l'opponibilità all'erario è garantita dall'iscrizione nel registro delle imprese, rendendo inapplicabili le restrizioni della contabilità generale dello Stato.
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Cessione d’azienda e rimborso crediti d’imposta
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un primario istituto bancario al rimborso di un credito IRPEG risalente al 1983, acquisito a seguito di una complessa operazione di cessione d'azienda. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso eccependo la mancata notifica formale della cessione del credito secondo le norme sulla contabilità di Stato. Gli Ermellini hanno invece stabilito che, in caso di cessione d'azienda, il trasferimento dei crediti d'imposta avviene automaticamente ex art. 2559 c.c. con l'iscrizione nel registro delle imprese, rendendo superflue le notifiche individuali previste per le cessioni di singoli crediti verso l'Erario.
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Cessione del credito PA: quando serve l’assenso scritto
Una società di factoring ha agito contro un'ASL per il pagamento di crediti sanitari ceduti da una casa di cura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la cessione del credito PA è inefficace se il contratto originario richiede l'accettazione scritta dell'ente pubblico. Anche se le norme sulla contabilità di Stato non si applicano direttamente alle ASL, le parti possono volontariamente richiamarle nel contratto, rendendo la forma scritta un requisito di validità (ad substantiam) per l'assenso.
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Cessione del credito PA: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6934/2024, ha stabilito un importante principio in materia di cessione del credito PA. Il caso riguardava l'opposizione di un Ministero al pagamento di un credito, ceduto da un fornitore di energia a un istituto bancario, per forniture già effettuate. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, chiarendo che le norme speciali che consentono alla Pubblica Amministrazione di negare l'assenso alla cessione si applicano solo ai contratti in corso di esecuzione. Per i crediti relativi a prestazioni già completate, vige la regola generale del codice civile, che non richiede il consenso del debitore.
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Opponibilità cessione credito: il No della Cassazione
Un istituto di credito ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di interessi moratori su crediti acquisiti tramite factoring da alcune case di cura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio chiave in materia di opponibilità della cessione del credito verso la Pubblica Amministrazione: senza una formale accettazione da parte dell'ente pubblico debitore, la cessione non è efficace nei suoi confronti. La decisione si fonda sulla normativa speciale per la contabilità di Stato e sulle specifiche previsioni contrattuali tra le parti originarie.
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