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Art. 7 d.lgs. n. 165 del 2001

5 provvedimenti

Riconoscimento del lavoro subordinato: negato il risarcimento
Una biologa ha lavorato per anni presso un ente pubblico con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Successivamente, ha chiesto il riconoscimento del lavoro subordinato, differenze retributive e la conversione del rapporto a tempo indeterminato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste, escludendo la presenza di un reale vincolo di subordinazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che spetta al lavoratore dimostrare l'effettivo svolgimento delle mansioni con i caratteri della subordinazione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti e delle prove in sede di legittimità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Lavoro subordinato nel pubblico impiego: senza concorso è nullo
Un autista ha lavorato per un ente pubblico con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Dopo la revoca dell'incarico, il lavoratore ha chiesto la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato o il risarcimento dei danni, sostenendo la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato nel pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha rilevato la mancanza di prove circa l'effettiva subordinazione e ha accertato la nullità dei contratti di collaborazione, poiché stipulati senza alcuna procedura selettiva pubblica, in violazione di norme imperative. Di conseguenza, il recesso dell'ente pubblico è stato ritenuto pienamente legittimo.
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Onere della prova: la Cassazione su mansioni identiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14135/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni dirigenti medici che chiedevano un adeguamento retributivo basato sulla presunta identità di mansioni con colleghi meglio pagati. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate, non potendo fare affidamento sul principio di non contestazione a fronte di affermazioni generiche.
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Retribuzione variabile: quando è dovuta ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni autisti di una società di trasporto pubblico, confermando che la loro richiesta di una retribuzione variabile non era fondata. Il pagamento era subordinato a due condizioni non soddisfatte: l'effettivo finanziamento da parte della Regione e il raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. La Corte ha stabilito che, per le società a partecipazione pubblica, i premi di risultato devono essere sempre legati a performance concrete, in linea con i principi di contenimento della spesa pubblica.
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Contributo regionale: quando è dovuto ai lavoratori?
Una società di trasporti ha interrotto il pagamento di un contributo regionale integrativo ai suoi dipendenti dopo la cessazione dei finanziamenti regionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale contributo non era un elemento fisso della retribuzione, ma una somma condizionata sia alla disponibilità dei fondi regionali sia al raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dei lavoratori, che ne chiedevano il pagamento, sia quello dell'azienda, che chiedeva la restituzione delle somme già versate in esecuzione di una precedente sentenza, a causa della mancata prova dell'effettivo pagamento.
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