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Art. 7 Codice della Crisi d'Impresa

7 provvedimenti

Revoca liquidazione giudiziale: accordo tardivo non salva l’azienda
Una società viene dichiarata in stato di liquidazione giudiziale su richiesta di un creditore. Durante l'appello contro questa decisione, la società e il creditore raggiungono un accordo e quest'ultimo rinuncia alla sua richiesta. La Corte di Cassazione stabilisce però che l'accordo è tardivo. La revoca della liquidazione giudiziale non è possibile se la rinuncia del creditore avviene dopo che lo stato di insolvenza è già stato dichiarato dal tribunale. La dichiarazione di insolvenza, una volta emessa, non può essere annullata da un patto successivo tra le singole parti. Di conseguenza, la liquidazione giudiziale della società è stata confermata.
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Crisi d’impresa: il termine perentorio blocca il salvataggio
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'azienda, respingendo il suo tentativo di accedere a una procedura di salvataggio. La richiesta dell'azienda era stata presentata oltre la prima udienza del procedimento avviato dagli ex dipendenti. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il termine perentorio nella crisi d'impresa, fissato alla prima udienza per presentare domande alternative alla liquidazione, è assoluto e invalicabile. Questa rigidità serve a evitare abusi e ritardi procedurali, garantendo una rapida definizione della sorte dell'impresa insolvente. L'azienda ha perso la sua occasione per negoziare.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società insolvente che non ha presentato il piano di concordato nei termini stabiliti. La decisione è scaturita dall'accertamento di debiti tributari e previdenziali superiori alle soglie di legge e dall'ammissione della stessa debitrice circa l'impossibilità di risanamento.
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Abuso del processo: limiti al concordato.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una seconda domanda di concordato preventivo con riserva, qualificandola come abuso del processo. Il debitore aveva rinunciato a una precedente proposta per presentarne una nuova quasi identica, al solo scopo di differire l'apertura della liquidazione giudiziale. La Corte ha chiarito che lo stato di insolvenza sussiste anche in presenza di un vasto patrimonio immobiliare se questo non è prontamente liquidabile per onorare i debiti scaduti.
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Tardività ricorso cassazione: le conseguenze
Una società radiofonica ha impugnato una sentenza che confermava la sua liquidazione controllata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della tardività del ricorso per cassazione, presentato sei mesi dopo la notifica invece che entro il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha inoltre condannato la società e il suo legale rappresentante in solido per lite temeraria, ravvisando la mala fede nella proposizione di un ricorso tardivo e palesemente infondato.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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