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Art. 698 Codice di Procedura Civile

19 provvedimenti

Gravi difetti dell’opera: l’A.T.P. salvaguarda l’appaltatore
I Committenti citano in giudizio L'Appaltatore e il Direttore dei Lavori per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da gravi difetti dell'opera, tra cui infiltrazioni d'acqua e problemi di umidità. L'Appaltatore eccepisce la decadenza dell'azione, affermando che la scoperta dei vizi era avvenuta molto tempo prima rispetto alla denuncia formale. La Corte d'Appello dichiara inammissibile la perizia di Accertamento Tecnico Preventivo (A.T.P.) perché prodotta in ritardo dalle parti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Appaltatore: la perizia svolta prima del processo, sebbene acquisita dall'esperto del giudice e discussa tra le parti, costituisce prova perfettamente utilizzabile per accertare la tempestività della contestazione. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame della decadenza alla luce della relazione peritale.
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Responsabilità dell’Appaltatore: l’eccezione tardiva non salva dai difetti
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda Costruttrice per gravi difetti nell'edificio. L'Azienda ha eccepito la prescrizione e la decadenza del diritto, sostenendo la tardività della denuncia dei vizi e dell'azione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la sua responsabilità dell'appaltatore. Ha stabilito che l'eccezione di prescrizione, seppur sollevata in fase di accertamento tecnico preventivo, non è valida se riproposta tardivamente nel giudizio di merito. Il Condominio ha quindi ottenuto il risarcimento dei danni per i vizi riscontrati.
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Accertamento tecnico preventivo valido malgrado la lite ereditaria
La proprietaria di un immobile danneggiato da infiltrazioni di acqua piovana ha promosso un accertamento tecnico preventivo contro il proprietario del piano superiore. L'uomo si è opposto sostenendo la litispendenza con una causa successoria già pendente tra loro e altri parenti. Il Tribunale ha respinto l'eccezione, ritenendo diverse le domande e le parti. Il vicino ha quindi presentato regolamento di competenza in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che i provvedimenti di istruzione preventiva sono provvisori, non sono impugnabili e non possono mai trovarsi in litispendenza con un giudizio ordinario di merito.
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Infiltrazioni e Immobile Abusivo: Niente Risarcimento Danni
Una proprietaria chiede al condominio il risarcimento per danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare. Il condominio, però, dimostra che l'appartamento danneggiato è stato costruito illegalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che non è dovuto alcun risarcimento danni a un immobile abusivo. Il danno a un bene illegale non è considerato 'ingiusto' e quindi non può essere risarcito. La richiesta della proprietaria viene respinta, confermando che chi subisce un danno a una proprietà frutto di un illecito non ha diritto a essere compensato, poiché la situazione di illegalità originaria neutralizza la pretesa risarcitoria.
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Specificità del motivo di appello: i nuovi orientamenti
La Suprema Corte ha affrontato un complesso caso di inadempimento contrattuale relativo alla fornitura di un impianto industriale. Il nucleo della decisione riguarda la specificità del motivo di appello ex art. 342 c.p.c., confermando l'inammissibilità dei gravami che non contestano puntualmente la ratio decidendi. La Corte ha inoltre chiarito la natura dell'accertamento tecnico preventivo come prova atipica, utilizzabile dal giudice anche se una delle parti non ha partecipato alla fase preventiva.
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Presunzione di gratuità: quando il silenzio non basta
Un'impresa edile esegue lavori nel 1998 ma chiede il pagamento solo nel 2008. La Corte d'Appello, a causa del lungo ritardo, presume la gratuità della prestazione. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo che la presunzione di gratuità non può derivare dal solo silenzio del creditore. L'onere di provare che la prestazione fosse gratuita spetta al committente, non all'impresa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Gravi difetti costruzione: quando si applica l’art. 1669
Un'impresa immobiliare ha citato in giudizio un'impresa appaltatrice per il distacco diffuso di piastrelle in 35 unità abitative, causato da un intonaco inadeguato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'appaltatrice, qualificando il vizio come 'gravi difetti costruzione' ai sensi dell'art. 1669 c.c. L'ordinanza chiarisce i criteri per la valutazione delle prove tecniche e il momento da cui decorre la prescrizione per la denuncia, confermando che anche vizi su elementi di finitura possono compromettere la funzionalità dell'opera.
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Titolarità del diritto: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente in una lunga controversia per la fornitura di beni difettosi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della titolarità del diritto da parte della società, che non ha fornito prove sufficienti a dimostrare di essere la legittima successora della ditta individuale originaria che stipulò il contratto. La sentenza sottolinea come l'onere della prova su questo punto spetti a chi agisce in giudizio e come la sua assenza possa portare al rigetto della domanda, a prescindere dal merito della questione.
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Azione di regolamento di confini: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito in un caso di azione di regolamento di confini. La sentenza chiarisce che tale azione non si trasforma in rivendicazione se include la richiesta di restituzione della parte di terreno usurpata. La Corte rigetta i motivi di ricorso basati su presunti errori procedurali, come la mancata integrazione del contraddittorio e l'uso di una consulenza tecnica preventiva, confermando la condanna del convenuto al ripristino dei luoghi.
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Spese accertamento tecnico preventivo: quando si ha diritto
Un proprietario, coinvolto in un accertamento tecnico preventivo (ATP) per infiltrazioni e risultato estraneo ai fatti, ha citato in giudizio la controparte per ottenere il rimborso delle spese legali e tecniche sostenute. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, specificando che le spese dell'accertamento tecnico preventivo non possono essere recuperate con un'azione autonoma per danni. Esse possono essere liquidate solo nel successivo giudizio di merito, a condizione che vi sia un nesso di strumentalità, ovvero che l'ATP sia stato propedeutico a quella specifica causa.
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Responsabilità del depositario: incendio e costi legali
Una società cooperativa, operante come depositaria, è stata ritenuta responsabile per la distruzione di beni in un incendio, nonostante questo fosse stato causato da terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del depositario ma ha annullato la decisione sulle spese legali, giudicando insufficiente la motivazione per il loro aumento. Il caso sottolinea la natura rigorosa degli obblighi del depositario.
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Regolamento di giurisdizione: inammissibile in ATP
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per regolamento di giurisdizione proposto durante un accertamento tecnico preventivo. La natura provvisoria e strumentale di tale procedimento non consente una decisione preventiva sulla giurisdizione, che potrà essere discussa solo nel successivo giudizio di merito.
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Aliud pro alio: la prova del bene difettoso
Un'azienda agricola si opponeva al pagamento di una fornitura di mangime, sostenendo che fosse talmente difettoso da configurare una vendita 'aliud pro alio', avendo causato la morte del bestiame per avvelenamento da rame. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando la legittimità dell'uso di un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) svolto in un'altra sede come prova e la possibilità per l'acquirente di modificare la propria domanda in corso di causa.
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Accertamento tecnico preventivo e prescrizione: la guida
La Cassazione conferma che l'avvio di un accertamento tecnico preventivo interrompe in modo permanente, e non solo istantaneo, la prescrizione per gravi difetti di costruzione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, condannata per vizi strutturali, validando l'uso della perizia ATP nel processo e la legittimità del mancato pagamento del saldo da parte del committente a fronte dei gravi inadempimenti.
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Responsabilità condominio: chi paga i danni da terrazzo?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del condominio per i danni da infiltrazioni originati da un terrazzo a livello di uso esclusivo. Con ordinanza n. 9033/2025, è stato chiarito che se la causa del danno è unitaria (in questo caso, la vetustà della guaina impermeabilizzante), il condominio è tenuto a risarcire tutti i danni conseguenti, inclusi quelli a una loggia coperta. La Corte ha inoltre ritenuto valida la liquidazione del danno basata su fatture che confermavano le stime del consulente tecnico.
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Cessione d’azienda: quando si ereditano i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15159/2025, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nei contratti non ancora conclusi, inclusi quelli di appalto pubblico il cui collaudo sia ancora provvisorio. Nel caso specifico, una società che aveva acquistato un'azienda edile è stata ritenuta responsabile per i danni derivanti dal crollo di un'opera realizzata dalla società venditrice, poiché al momento della cessione il rapporto contrattuale con il Comune committente era ancora pendente.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Distanze legali e usucapione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione di impianti idrici da un muro di confine per violazione delle distanze legali. La Cassazione ha stabilito che i giudici d'appello hanno commesso un errore procedurale non esaminando l'eccezione di usucapione di servitù, sollevata dai proprietari degli impianti. Tale eccezione, se accolta, avrebbe potuto giustificare il mantenimento delle opere in deroga alle norme sulle distanze.
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Responsabilità del committente: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione analizza un complesso caso di responsabilità del committente a seguito di un devastante incendio in un magazzino. L'incendio, causato durante lavori di manutenzione del tetto commissionati da una società di gestione immobiliare, ha sollevato questioni sulla ripartizione della colpa tra l'impresa esecutrice, il committente e la cooperativa che gestiva il deposito. La Suprema Corte chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver commissionato un'attività intrinsecamente pericolosa senza verificare le adeguate misure di sicurezza, pur essendo a conoscenza delle criticità dell'edificio (impianto antincendio inadeguato e sovraccarico di merci).
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