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art. 69 l. 26 luglio 1975, n. 354

7 provvedimenti

Detenuto 41-bis: musica negata per sicurezza, Cassazione annulla ok
Un detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis, aveva chiesto di acquistare compact disk musicali e un lettore. L'Amministrazione penitenziaria aveva negato l'autorizzazione. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accolto il reclamo del detenuto, ordinando alla prigione di consentire l'acquisto. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale, stabilendo che il diniego dell'Amministrazione è legittimo se la messa in sicurezza di tali dispositivi comporta un impiego eccessivo di risorse. Il Tribunale dovrà ora verificare tale aspetto per tutelare i diritti del detenuto in regime speciale.
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Detenuto 41-bis: CD musicali negati per sicurezza, Cassazione annulla
Un detenuto, sottoposto al regime detentivo differenziato (41-bis), ha chiesto di acquistare compact disk musicali e un lettore. La Direzione del carcere ha negato l'autorizzazione per motivi di sicurezza. Dopo un primo rigetto del Magistrato di sorveglianza, il Tribunale di sorveglianza ha accolto il reclamo del detenuto, ordinando l'acquisto. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il ricorso, annullando la decisione del Tribunale. Ha ribadito che il diniego è legittimo se l'Amministrazione penitenziaria non può garantire la messa in sicurezza dei dispositivi, aspetto non adeguatamente verificato dal Tribunale. La Cassazione ha quindi rinviato la questione per un nuovo esame.
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Detenzione non conforme: Cassazione annulla per errore di calcolo
Un Detenuto ha contestato le condizioni di detenzione non conforme, chiedendo un risarcimento per sovraffollamento e spazio insufficiente. Il Tribunale di Sorveglianza aveva riconosciuto parzialmente il suo diritto a una detrazione della pena. Il Detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nel calcolo dei periodi di detenzione e dello spazio disponibile. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al periodo di detenzione sofferta presso un carcere specifico, riscontrando un errore nel 'dies a quo' (data di inizio) del calcolo. Ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio su questo punto, dichiarando inammissibile il resto del ricorso.
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Sanzione disciplinare del detenuto: vale la negazione del fatto
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che dichiarava inammissibile il ricorso di un detenuto contro una sanzione disciplinare. La direzione del carcere aveva inflitto al soggetto la sanzione dell'esclusione dalle attività in comune per quindici giorni. L'interessato ha presentato reclamo professando la propria totale estraneità ai fatti. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato l'istanza per genericità delle contestazioni. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, quando viene impugnata una grave sanzione disciplinare del detenuto, il controllo giudiziale investe direttamente il merito della vicenda. Di conseguenza, la semplice contestazione della ricostruzione del fatto soddisfa l'onere di specificità dei motivi. Il giudice deve verificare l'effettiva dinamica degli eventi e non può liquidare il ricorso per vizi formali.
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Sanzioni disciplinari ai detenuti: legittima la protesta breve
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'annullamento di una sanzione disciplinare inflitta a un detenuto che aveva partecipato a una protesta di cinque minuti, battendo sulle porte della cella per il cambio improvviso degli orari delle piastre elettriche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in tema di sanzioni disciplinari ai detenuti, la protesta collettiva tramite battitura costituisce illecito solo se supera la normale tollerabilità per durata e frequenza. Nel caso specifico, la brevità della condotta e l'assenza di disordini escludono la rilevanza disciplinare del fatto.
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Diritto all’informazione detenuto: No a un canale, vince il Carcere
Un detenuto in regime 41-bis si è visto negare l'accesso a un canale televisivo non compreso nella lista autorizzata dall'Amministrazione Penitenziaria. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione, stabilendo un importante principio sul diritto all'informazione del detenuto. La Corte ha chiarito che la scelta dei canali TV rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione, che deve bilanciare informazione e sicurezza. Il diritto non è leso se l'offerta complessiva di canali è già ampia e variegata. La negazione di un singolo canale non costituisce, quindi, una violazione di un diritto soggettivo del carcerato, la cui richiesta è stata definitivamente respinta.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga di una misura di sicurezza basata su una valutazione attuale della pericolosità sociale dell'individuo. La decisione si fondava non solo su una vecchia condanna per omicidio, ma anche sulla caratura criminale complessiva del soggetto e sui pareri delle autorità inquirenti. La Corte ha inoltre stabilito che la detenzione in custodia cautelare per un altro reato, con condanna non ancora definitiva, non osta alla proroga della misura di sicurezza.
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