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Art. 69, comma 6, Legge 26 luglio 1975, n. 354

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Protesta in carcere: “Battitura blindi” è Sanzione disciplinare detenuti?
Un detenuto ha ricevuto una sanzione disciplinare per aver partecipato a una "battitura dei blindi", una protesta rumorosa contro nuove regole carcerarie. Il Tribunale di Sorveglianza aveva annullato la sanzione, ritenendo la protesta pacifica e non molesta. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero della Giustizia. Ha stabilito che la "battitura dei blindi" può configurare un illecito disciplinare se supera la soglia di tollerabilità e causa disturbo alla comunità penitenziaria, anche senza violenza fisica o interruzione di servizi. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione della condotta del detenuto.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla violazione delle norme procedurali che richiedono tassativamente la sottoscrizione di un avvocato iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità dell'atto. Il ricorrente è stato di conseguenza condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Accesso atti detenuto: decide il Giudice di Sorveglianza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33847/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accesso atti detenuto. Un recluso aveva richiesto di visionare documenti relativi a procedimenti disciplinari a suo carico. La richiesta era stata rigettata dal Magistrato di Sorveglianza a causa del trasferimento del detenuto. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che la giurisdizione spetta al Magistrato di Sorveglianza, in quanto 'giudice naturale' del rapporto carcerario, e non al giudice amministrativo. Inoltre, il trasferimento del detenuto non elimina l'interesse alla decisione né modifica la competenza territoriale del giudice, in base al principio della 'perpetuatio jurisdictionis'.
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Colloqui 41-bis: Videochiamate solo per impossibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto in regime speciale che chiedeva di effettuare colloqui via video con i familiari. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva concesso il videocollegamento solo per la madre, affetta da gravi patologie invalidanti, ma non per gli altri congiunti, la cui difficoltà economica era stata solo genericamente dichiarata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, stabilendo che i colloqui 41-bis in modalità telematica sono possibili solo di fronte a una provata e grave impossibilità dei familiari a recarsi in istituto.
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Spazio minimo detentivo: la Cassazione annulla diniego
Un detenuto ha richiesto un risarcimento per aver vissuto in una cella con uno spazio minimo detentivo inferiore a 3 metri quadrati per 1474 giorni. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il risarcimento, ritenendo che fattori come le attività ricreative compensassero la situazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la lunga durata della detenzione è un elemento cruciale che non può essere ignorato. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione che consideri congiuntamente tutti i fattori, sottolineando l'importanza di una valutazione completa per la tutela della dignità umana.
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