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Art. 687 Codice Civile

5 provvedimenti

Azione di riduzione: il figlio escluso batte i fratelli eredi
Un uomo, riconosciuto come figlio solo molti anni dopo la morte del padre, ha impugnato il testamento paterno chiedendo la revocazione dello stesso e l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di eredità. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha stabilito che il testamento non può essere revocato automaticamente se il padre aveva già altri figli noti al momento della firma. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del figlio escluso per quanto riguarda l'azione di riduzione: essendo un erede totalmente escluso, egli non deve dimostrare con precisione matematica l'intero patrimonio paterno fin dall'inizio. Spetta al giudice ricostruire l'asse ereditario. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Revocazione del testamento: quando non scatta l’Art. 687
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della revocazione del testamento per sopravvenienza di figli, chiarendo i limiti di applicabilità dell'Art. 687 c.c. Il caso nasce dalla richiesta di una figlia, riconosciuta giudizialmente dopo la morte del padre, di dichiarare revocato il testamento pubblico con cui il genitore istituiva un'altra figlia come erede universale. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Il principio cardine stabilito è che la Revocazione del testamento non opera se il testatore, al momento della redazione dell'atto, aveva già figli di cui conosceva l'esistenza. La norma ha infatti natura eccezionale e tutela esclusivamente chi dispone dei propri beni ignorando di avere discendenti.
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Usucapione figlio naturale: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di usucapione e diritti successori del figlio naturale. La sentenza chiarisce che un figlio, la cui discendenza è riconoscibile secondo la legge vigente al momento della morte del genitore, ha il potere di interrompere l'usucapione sui beni ereditari anche prima che una sentenza passi in giudicato e accerti formalmente la sua filiazione. Secondo la Corte, l'interesse alla conservazione del patrimonio ereditario sussiste fin dal momento della morte del genitore e giustifica l'esercizio di azioni conservative, come l'interruzione dell'usucapione, distinguendole dal diritto di accettare l'eredità, che matura solo con l'accertamento definitivo dello status.
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Usucapione beni ereditari: figlio naturale e diritti
In una complessa vicenda successoria, un uomo viene giudizialmente riconosciuto come figlio naturale di un testatore deceduto decenni prima. La Corte di Cassazione, riunendo due ricorsi, stabilisce un principio fondamentale in materia di usucapione dei beni ereditari: il figlio, anche prima di ottenere la sentenza definitiva che accerta il suo status, ha il potere e l'interesse giuridico per compiere atti interruttivi del possesso altrui. La Corte chiarisce che il decorso del tempo per l'usucapione non è sospeso in attesa dell'accertamento giudiziale della filiazione, distinguendo tra impossibilità giuridica e ostacoli di mero fatto. La sentenza viene cassata con rinvio, fornendo principi guida sui diritti successori e le azioni a tutela del patrimonio.
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Trascrizione accettazione tacita: i requisiti formali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8520/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di successioni. Un atto di citazione per una petizione ereditaria, pur costituendo un atto di accettazione tacita, non è un titolo idoneo per la trascrizione nei registri immobiliari. Per la pubblicità immobiliare sono necessari requisiti formali specifici, come una sentenza, un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva ritenuto legittima una trascrizione accettazione tacita basata sulla sola citazione.
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