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Art. 68 TUIR

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Plusvalenza terreno edificabile: Cassazione ribalta annullamento
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Plusvalenza terreno edificabile non dichiarata. Un Contribuente aveva venduto due lotti di terreno edificabile, ma l'Agenzia delle Entrate contestava l'omessa dichiarazione della plusvalenza, nonostante il Contribuente avesse pagato un'imposta sostitutiva basata su un valore di perizia. I giudici di merito avevano annullato l'accertamento senza esaminare la pretesa fiscale. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il giudice di appello non doveva limitarsi ad annullare l'atto, ma doveva esaminare il merito della pretesa tributaria, considerando il valore di perizia come riferimento minimo. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: il Fisco non basta a sé stesso
Una cittadina ha venduto dei terreni dopo averli ricevuti in donazione e aver stipulato una convenzione di lottizzazione. Ha pagato l'imposta sostitutiva sulla plusvalenza immobiliare. L'Agenzia delle Entrate ha poi rettificato il valore dei terreni ai fini dell'imposta di registro e, basandosi su questo, ha ricalcolato una maggiore plusvalenza per l'IRPEF. La Corte di Cassazione ha rigettato le contestazioni della cittadina su contraddittorio e qualifica del funzionario, ma ha accolto il ricorso sull'Accertamento plusvalenza immobiliare. Ha stabilito che il Fisco non può determinare la plusvalenza solo sul valore di registro, ma deve cercare ulteriori indizi gravi e precisi. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Donazione e Vendita Immediata: Quando l’Elusione Fiscale è Palese
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta elusione fiscale. Un genitore aveva donato un terreno edificabile ai figli, i quali lo avevano immediatamente venduto a un terzo per lo stesso valore dichiarato nell'atto di donazione. L'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che si trattasse di un'operazione di interposizione di persona volta a evitare la tassazione della plusvalenza. La Cassazione ha stabilito che, in questi casi, non è necessario attivare il contraddittorio preventivo con il contribuente, annullando la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto nullo l'avviso di accertamento per la mancata richiesta di chiarimenti. La Corte ha così accolto il ricorso dell'Agenzia.
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Plusvalenze Immobiliari: Quando la vendita di un fabbricato non è tassabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di tassazione plusvalenze immobiliari. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un Contribuente la vendita di due fabbricati, sostenendo che si trattasse di terreni edificabili e quindi soggetti a imposta. Il Contribuente aveva venduto i beni oltre cinque anni dopo l'acquisto e non aveva percepito interamente il corrispettivo. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la vendita riguardava fabbricati esistenti, non terreni edificabili. Ha ribadito che le plusvalenze immobiliari sono tassabili solo se la vendita avviene entro cinque anni dall'acquisto o costruzione, o se si tratta di terreni edificabili, e che l'imposta si applica sul corrispettivo effettivamente percepito.
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Tassazione delle plusvalenze: stop a tasse alte per aziende estere
Un'azienda holding con sede in Francia ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando un forte guadagno. L'amministrazione finanziaria italiana ha applicato una tassazione ordinaria su questo profitto. Al contrario, le società residenti in Italia beneficiano di una esenzione fiscale del 95 per cento. L'azienda straniera ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate, denunciando una discriminazione contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda straniera. I giudici hanno stabilito che la disparità di trattamento nella tassazione delle plusvalenze viola la libera circolazione dei capitali. Lo Stato italiano non può tassare maggiormente le società non residenti prive di una stabile organizzazione in Italia rispetto a quelle residenti, a meno che il paese estero non compensi interamente tale svantaggio con un credito d'imposta.
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Ammortamento dell’avviamento: scontro tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone la deduzione di una minusvalenza derivante dalla cessione di un'azienda nel 1996. La società aveva calcolato la perdita basandosi sul valore originario dell'avviamento iscritto nel 1991, senza aver mai effettuato l'ammortamento dell'avviamento nei cinque anni precedenti. Secondo il fisco, il valore dell'avviamento doveva considerarsi azzerato al momento della vendita. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, ritenendo l'ammortamento una mera facoltà. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di dichiarare una minusvalenza sul costo originario dell'avviamento non ammortizzato, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un approfondimento, disponendo l'acquisizione dei fascicoli di merito.
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Plusvalenza da permuta futura: il Fisco attende e vince
Una contribuente riceve un avviso di accertamento per una plusvalenza derivante dalla cessione di un terreno. La contribuente riteneva l'atto illegittimo perché notificato oltre i termini. La Cassazione ha però chiarito che l'operazione non era una vendita, ma una permuta di un bene presente (il terreno) con un bene futuro (un immobile da costruire). In questi casi, la tassazione sulla **plusvalenza da permuta di cosa futura** scatta solo quando il bene futuro viene ad esistenza. Di conseguenza, il termine per l'accertamento decorre da quel momento successivo, rendendo l'atto dell'Agenzia delle Entrate tempestivo e legittimo. La contribuente ha quindi perso la causa.
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Plusvalenza immobiliare: senza prove dei costi, tasse sul guadagno
Un contribuente vende un immobile realizzando un forte guadagno, ma non dichiara la plusvalenza sostenendo di averla azzerata con ingenti lavori di ristrutturazione. L'Agenzia delle Entrate contesta la mancanza di prove adeguate per questi costi. La Corte di Cassazione conferma la pretesa del Fisco, stabilendo un principio chiaro sulla **plusvalenza immobiliare e onere della prova**: spetta esclusivamente al contribuente dimostrare con documenti certi e tracciabili le spese sostenute per ridurre le tasse. Fotografie e perizie non bastano se non supportate da prove contabili valide. Il contribuente perde la causa e deve pagare le imposte sulla plusvalenza non dichiarata.
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Plusvalenza immobile ereditato: ristrutturi e il Fisco ti tassa?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la mancata tassazione della plusvalenza su un immobile ereditato. L'immobile era stato venduto dopo importanti lavori di miglioramento. Secondo il Fisco, tali lavori trasformavano l'operazione in un'attività speculativa tassabile, superando l'esenzione prevista per i beni ricevuti in successione. La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici tributari, ritenendola viziata da 'motivazione apparente'. I giudici non avevano spiegato perché i semplici lavori di miglioramento dovessero essere equiparati a una lottizzazione di terreni, unica condizione che avrebbe giustificato la tassazione della plusvalenza dell'immobile ereditato. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Azioni donate: Fisco nega il rimborso dell’imposta sostitutiva
Una contribuente riceve in donazione dalla madre delle partecipazioni societarie. La madre aveva già pagato un'imposta per rivalutarle. Successivamente, la figlia effettua una nuova rivalutazione e chiede il rimborso dell'imposta pagata in origine dalla madre. La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, stabilendo un principio chiaro: il diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva rivalutazione spetta esclusivamente a chi ha effettuato il versamento e non si trasferisce al nuovo proprietario delle azioni, neanche in caso di donazione. La richiesta della figlia è stata quindi respinta.
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Plusvalenza da valore di registro: il Fisco perde in Cassazione
Un contribuente ha ricevuto un accertamento fiscale per una maggiore imposta sui redditi (IRPEF) derivante dalla vendita di un terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva calcolato il guadagno basandosi non sul prezzo dichiarato nell'atto di vendita, ma sul valore più alto definito ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente. Ha stabilito che non è possibile presumere una maggiore **plusvalenza da valore di registro** in modo automatico. L'Amministrazione finanziaria deve fornire prove aggiuntive, concrete e precise, che dimostrino l'incasso di un corrispettivo superiore. La sentenza precedente è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Definizione agevolata: stop al contenzioso sulle plusvalenze
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento IRPEF relativo a plusvalenze da cessione di terreni lottizzati. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso giungeva in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente aderiva alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione) prevista dal D.L. 193/2016, provvedendo al pagamento integrale del debito. La Suprema Corte, preso atto dell'avvenuto versamento documentato, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Tale decisione comporta l'inefficacia della sentenza impugnata e l'assorbimento delle spese di lite, senza applicazione del raddoppio del contributo unificato, trattandosi di causa di estinzione sopravvenuta.
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Plusvalenza immobiliare: stop tasse su aree edificate
L'Agenzia delle Entrate aveva inizialmente contestato a una contribuente una plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita di un immobile, sostenendo che l'oggetto della cessione fosse un'area edificabile anziché un fabbricato preesistente. Dopo una serie di gradi di giudizio, l'Amministrazione ha deciso di annullare l'atto in autotutela, recependo l'orientamento giurisprudenziale secondo cui rileva l'esistenza oggettiva del manufatto e non la potenzialità edificatoria del suolo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
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Definizione agevolata: sospensione in Cassazione
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF relativo a una plusvalenza immobiliare non dichiarata. Dopo una decisione favorevole in primo grado e una riforma in appello, la causa è giunta in Cassazione. La ricorrente ha presentato istanza di sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022. La Suprema Corte ha verificato che la controversia rientrava tra quelle definibili e ha disposto la sospensione del processo, rinviando la trattazione alla sezione tributaria ordinaria.
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Plusvalenza: il valore di registro non basta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una contribuente, confermando che la plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno non può essere presunta solo sulla base del valore di registro. L'ufficio finanziario aveva rettificato il reddito IRPEF basandosi esclusivamente sul valore accertato per le imposte d'atto, ma la Suprema Corte ha ribadito che tale automatismo è illegittimo. Secondo la normativa vigente, il fisco deve fornire prove ulteriori, gravi e concordanti per dimostrare che il prezzo effettivamente incassato sia superiore a quello dichiarato nell'atto di vendita.
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Plusvalenze calciatori: la guida fiscale della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato il trattamento fiscale delle plusvalenze calciatori, confermando che il trasferimento di un atleta tra società sportive configura una cessione di contratto. Tali diritti alle prestazioni sportive sono qualificati come beni immateriali strumentali, rendendo le relative plusvalenze calciatori rilevanti ai fini IRAP. La sentenza affronta inoltre l'indeducibilità di costi derivanti da transazioni tra società collegate prive di prova sull'inerenza e conferma l'esclusione delle sanzioni per i periodi d'imposta precedenti al 2012, a causa dell'incertezza normativa oggettiva che caratterizzava la materia prima dei chiarimenti giurisprudenziali definitivi.
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Plusvalenza: guida allo scorporo del terreno aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un accertamento fiscale basato su una errata applicazione della plusvalenza. La controversia riguardava la cessione di un fabbricato aziendale nel 2005. L'Agenzia delle Entrate pretendeva di applicare retroattivamente le norme sullo scorporo del terreno introdotte nel 2006. I giudici hanno stabilito che, per l'anno 2005, il valore del terreno non contabilizzato come bene strumentale deve essere escluso dal calcolo della plusvalenza d'impresa.
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Plusvalenza terreni: quando scatta la tassazione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due contribuenti in merito alla tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. I ricorrenti sostenevano che le somme percepite nel 2005 a titolo di acconto dovessero essere tassate in quell'anno secondo il principio di cassa. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la plusvalenza si cristallizza solo con la stipula del contratto definitivo (avvenuta nel 2006), poiché l'effetto traslativo della proprietà è il presupposto necessario per rendere l'operazione fiscalmente rilevante.
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Credito d’imposta: i requisiti per le aree svantaggiate
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un Credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate richiesto da una società operante nel settore ittico. La controversia verteva sulla sussistenza di una stabile struttura produttiva nel territorio agevolato. I giudici hanno stabilito che l'acquisto di motopescherecci non è sufficiente a configurare il diritto all'agevolazione se non è supportato da un'organizzazione logistica e funzionale autonoma radicata sulla terraferma. La mancanza di prove certe sull'avvio degli investimenti entro i termini di legge ha portato al rigetto definitivo del ricorso della contribuente.
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Plusvalenza immobiliare: tutela del contraddittorio
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un avviso di accertamento per una plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita di beni di interesse archeologico. L'Agenzia delle Entrate aveva inizialmente contestato una plusvalenza di circa 497.000 euro, basandosi sui valori dell'imposta di registro. Tuttavia, poco prima dell'udienza in Cassazione, l'Ufficio ha comunicato un annullamento parziale dell'atto, rideterminando la pretesa in soli 10.497 euro. Poiché non vi era prova che tale ricalcolo fosse stato notificato al contribuente, la Corte ha disposto il rinvio della causa per tutelare il diritto di difesa e il principio del contraddittorio.
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