LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 67 legge fall.

11 provvedimenti

Decreto Ingiuntivo Provvisorio: Inefficace nel Fallimento?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'Opponibilità decreto ingiuntivo nel fallimento. Una Banca aveva presentato ricorso contro il rigetto della sua opposizione allo stato passivo di un'Azienda Fallita. La Banca chiedeva l'ammissione al passivo con privilegio ipotecario, basandosi su un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Il Tribunale e poi la Cassazione hanno respinto la richiesta. Hanno stabilito che un decreto ingiuntivo, anche se provvisoriamente esecutivo, non è opponibile al fallimento se non ha ottenuto il visto di esecutorietà definitivo prima della dichiarazione di fallimento. La sentenza ha ribadito che solo il decreto ingiuntivo passato in giudicato è efficace in tali procedure.
Continua »
Bancarotta preferenziale: Giroconto è pagamento o compensazione?
Un imprenditore è stato condannato per bancarotta preferenziale a causa di un pagamento di 85.000 euro a una banca, effettuato tramite giroconto prima del fallimento della sua azienda. La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità per questa specifica accusa. La Cassazione ha esaminato se un giroconto tra conti della stessa società presso la medesima banca costituisca un pagamento illecito o una compensazione legittima. La Corte ha rilevato l'incompletezza della motivazione precedente, sottolineando che la compensazione, sebbene possa avere un effetto preferenziale, non è revocabile se rispetta i requisiti legali e non maschera un pagamento. La Suprema Corte ha annullato la sentenza per la bancarotta preferenziale, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Azione revocatoria: calcolo del periodo sospetto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria promossa da una procedura di amministrazione straordinaria contro una società fornitrice. Il punto centrale della decisione riguarda il calcolo del periodo sospetto: la Suprema Corte ha stabilito che tale periodo deve decorrere dalla data del decreto di ammissione alla procedura e non dal deposito della domanda. Sono stati inoltre confermati i criteri per la prova della conoscenza dell'insolvenza, basati su indizi gravi e concordanti, e l'irrilevanza delle prassi generali di settore rispetto ai termini d'uso consolidati tra le parti.
Continua »
Compensazione fallimentare: la preclusione processuale
Una banca ha perso la possibilità di avvalersi della compensazione fallimentare contro un debito verso una società fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata opposizione alla decisione del giudice delegato, che aveva ammesso il credito della banca per intero senza riconoscere la compensazione, ha creato un effetto preclusivo. Tale effetto ha impedito alla banca di riproporre la stessa eccezione in un giudizio separato intentato dalla curatela.
Continua »
Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una curatela fallimentare ha contestato la validità di due compravendite immobiliari. A seguito di una scissione societaria di una delle parti, i nuovi ricorrenti hanno eccepito un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i ricorrenti non hanno contestato una delle due autonome 'ratio decidendi' su cui si basava la decisione della corte d'appello, ovvero il principio del giudicato implicito formatosi su una precedente pronuncia della stessa Cassazione riguardo la regolarità del contraddittorio.
Continua »
Prova nuova indispensabile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8551/2024, ha cassato una sentenza d'appello che negava l'ammissione di documenti in un'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che una prova nuova indispensabile può essere ammessa in appello anche se la parte è incorsa in preclusioni nel primo grado di giudizio, poiché il criterio di indispensabilità prevale ai fini dell'accertamento della verità fattuale, a prescindere dalla negligenza della parte.
Continua »
Revocatoria fallimentare: conta il pagamento, non l’ordine
Una società creditrice, dopo aver ottenuto un pagamento tramite pignoramento presso terzi, si è vista contestare l'operazione con una revocatoria fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, ai fini della revocatoria, l'atto rilevante è il pagamento effettivo e non la precedente ordinanza di assegnazione del credito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contrario a un principio di diritto consolidato.
Continua »
Responsabilità sindaco società: la vigilanza omessa
La Cassazione conferma il rigetto della domanda di compenso di un sindaco di una società fallita. La decisione si fonda sulla sua omessa vigilanza e mancata reazione alla mala gestio degli amministratori, integrando un grave inadempimento che giustifica l'eccezione della curatela. La pronuncia chiarisce la portata della responsabilità del sindaco di società.
Continua »
Periodo sospetto: quando inizia in caso di fallimenti?
Una società viene dichiarata fallita, ma la sentenza è revocata per applicare l'amministrazione straordinaria. Fallita nuovamente, sorge un dubbio: da quando si calcola il periodo sospetto per le azioni revocatorie? La Corte di Cassazione stabilisce che il calcolo deve partire dalla data della prima dichiarazione di fallimento, affermando il principio di continuità tra le procedure concorsuali basate sullo stesso stato di insolvenza, al fine di garantire la massima tutela dei creditori.
Continua »
Atto a titolo gratuito: la Cassazione e la causa concreta
La Cassazione conferma l'inefficacia di una compravendita immobiliare, qualificandola come atto a titolo gratuito. La società venditrice, poi fallita, aveva ricevuto come prezzo un credito inesigibile verso una società insolvente. La Corte ha stabilito che la valutazione deve basarsi sulla causa concreta dell'operazione, non sulla sua forma, rendendo l'atto inefficace verso i creditori.
Continua »
Consecuzione delle procedure e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11647/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di azione revocatoria fallimentare. In un caso in cui un fallimento è seguito a una procedura di concordato preventivo, la Corte ha affermato che, in virtù della consecuzione delle procedure, la normativa applicabile e i relativi termini di decadenza devono essere individuati con riferimento alla data di inizio della prima procedura (il concordato) e non a quella della successiva dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso di un creditore che sosteneva l'applicabilità di una normativa diversa basata sulla data del fallimento. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo alla prova della conoscenza dello stato di insolvenza, ribadendo che tale accertamento di fatto spetta al giudice di merito.
Continua »