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Art. 663 Codice di Procedura Civile

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Termine di grazia: la richiesta salva-sfratto che diventa trappola
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della richiesta del termine di grazia in una procedura di sfratto. Un inquilino, dopo aver ricevuto l'intimazione di sfratto, aveva chiesto il termine di grazia per pagare ma non aveva poi saldato il debito. Il giudice aveva quindi convalidato lo sfratto. La Cassazione ha stabilito che l'appello contro tale convalida è inammissibile. La richiesta del termine di grazia manifesta una volontà di pagare che è incompatibile con l'intenzione di opporsi allo sfratto. Se il pagamento non avviene entro il tempo concesso, la convalida dello sfratto è una conseguenza automatica e corretta, non appellabile nel merito.
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Regolamento di competenza: errore fatale contro l’avviso di sfratto
Una società ha tentato di bloccare un'esecuzione di sfratto presentando un ricorso per regolamento di competenza contro l'avviso di rilascio dell'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'avviso di rilascio è un atto dell'esecuzione, non una decisione del giudice. Pertanto, non può essere contestato con il regolamento di competenza, che serve a contestare la giurisdizione del tribunale. Lo strumento corretto sarebbe stata l'opposizione all'esecuzione. La società ha perso e l'esecuzione dello sfratto può proseguire.
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Sfratto per morosità: appello o opposizione?
Una società conduttrice ha impugnato un'ordinanza di convalida di sfratto per morosità, sostenendo di non aver avuto tempestiva conoscenza dell'atto e contestando la regolarità del deposito cartaceo della citazione in udienza. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'appello inammissibile, ritenendo che il rimedio corretto fosse l'opposizione tardiva. La Cassazione, pur riconoscendo l'ammissibilità dell'appello quando si denunciano errori procedurali del giudice, ha rigettato il ricorso nel merito. La Suprema Corte ha chiarito che il deposito cartaceo dell'originale dell'atto di citazione con la relata di notifica in udienza è pienamente legittimo e costituisce una facoltà alternativa al deposito telematico.
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Clausola risolutiva espressa: i rischi della tolleranza
Una società immobiliare ha intimato lo sfratto per morosità a una concessionaria d'auto, invocando una clausola risolutiva espressa a causa di ritardi nei pagamenti e violazioni sull'uso degli spazi comuni. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando una prassi consolidata di tolleranza nei pagamenti tardivi e l'assenza di prove certe sulle altre violazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per riesaminare prove e fatti già valutati dai giudici territoriali.
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Appello ordinanza convalida sfratto: quando è ammesso
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'appello ordinanza convalida sfratto, confermando che il decesso del locatore dopo la notifica non interrompe il processo se gli eredi si costituiscono in udienza. L'appello rimane un rimedio eccezionale, esperibile solo in mancanza dei presupposti di legge fondamentali.
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Canone in nero: prova insufficiente, appello respinto
Una società conduttrice si oppone a uno sfratto per morosità sostenendo di aver versato per anni un canone in nero, superiore a quello contrattuale, e di essere quindi a credito. La Corte d'Appello, pur ammettendo in linea di principio la prova testimoniale per accordi illeciti, ha ritenuto le testimonianze fornite inattendibili e contraddittorie rispetto alle prove documentali (estratti conto). Di conseguenza, ha respinto l'appello, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento del conduttore.
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Risoluzione contratto locazione per morosità: il caso
Un tribunale ha decretato la risoluzione contratto locazione a causa della persistente morosità dell'inquilino. Nonostante la notifica a persona irreperibile e la contumacia, il conduttore è stato condannato al rilascio dell'immobile e al pagamento di tutti i canoni arretrati, oltre agli interessi e alle spese legali, confermando che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore.
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Opposizione tardiva sfratto: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione è stata giudicata tardiva perché proposta oltre i dieci giorni dalla notifica del preavviso di rilascio. La Corte ha ribadito che tale termine decorre dalla notifica del preavviso, che segna l'inizio dell'esecuzione, e che l'inquilino non ha fornito prova adeguata di non aver avuto conoscenza dell'intimazione per caso fortuito o forza maggiore. È stato inoltre sottolineato che non è possibile sollevare questioni nuove in sede di legittimità.
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Opposizione all’esecuzione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione all'esecuzione non può essere utilizzata per contestare il merito della sentenza originale, ma solo per fatti nuovi e successivi che estinguono o modificano il diritto. Il ricorso è stato ritenuto un tentativo di riaprire un giudizio già definito, portando a una condanna per abuso del processo.
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Ordinanza di rilascio: quando non è impugnabile
Una società conduttrice si opponeva a uno sfratto per morosità. Il Tribunale emetteva un'ordinanza di rilascio immediato. La società appellava tale ordinanza, ma la Corte d'Appello dichiarava il gravame inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo un principio fondamentale: l'ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. ha natura provvisoria e non decisoria, pertanto non è impugnabile. Le contestazioni devono essere sollevate nel prosieguo del giudizio di merito e, eventualmente, con l'impugnazione della sentenza finale.
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Adeguamento ISTAT locazione: la clausola è nulla
Una controversia su uno sfratto per morosità porta la Cassazione a chiarire i limiti dell'adeguamento ISTAT locazione. La Corte dichiara inammissibile il ricorso del locatore, confermando la nullità di una clausola che prevedeva un aggiornamento automatico del canone. Viene ribadito che la richiesta di adeguamento deve essere annuale e che la risoluzione del contratto è giustificata solo in caso di inadempimento di non scarsa importanza, valutazione rimessa al giudice di merito.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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