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art. 65 l. fall.

6 provvedimenti

Finanziamenti soci: la restituzione in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una socia alla restituzione di ingenti rimborsi di finanziamenti soci ricevuti nell'anno anteriore all'apertura della procedura concorsuale della società, poi fallita. La Suprema Corte ha qualificato l'azione ex art. 2467 c.c. come una revocatoria speciale, ha stabilito che il 'periodo sospetto' va retrodatato all'inizio della prima procedura in caso di consecuzione tra procedure concorsuali e ha escluso la possibilità per la socia di eccepire la compensazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente, accettata dalla controparte. Il caso, originato da una condanna alla restituzione di somme a una società fallita, si conclude senza una decisione sul merito. La Corte chiarisce che l'estinzione per rinuncia accettata esclude sia una pronuncia sulle spese, se le parti concordano, sia l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Giudicato endofallimentare: limiti all’azione revocatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato endofallimentare, derivante dall'ammissione di un credito con privilegio ipotecario al passivo di un fallimento, non preclude automaticamente al curatore l'esercizio dell'azione revocatoria. L'ordinanza chiarisce che l'ammissione del credito residuo non sana la potenziale revocabilità dei pagamenti pregressi o dell'intera operazione, specialmente se questa costituisce un mezzo anomalo di pagamento, come nel caso di un mutuo fondiario utilizzato per estinguere debiti chirografari preesistenti (c.d. eterovestizione fondiaria). La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva respinto le domande del fallimento basandosi su un'errata applicazione del principio della "ragione più liquida".
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Revocatoria fallimentare: pagamento con beni è anomalo
Un'impresa in crisi finanziaria paga un fornitore vendendogli dei beni (pani di ghisa) il cui valore viene poi compensato con il debito esistente. La Corte di Cassazione ha confermato che questa operazione costituisce un mezzo anomalo di pagamento, soggetto a revocatoria fallimentare, poiché la vendita era funzionalmente diretta a estinguere il debito in modo non ordinario, ledendo la parità di trattamento tra i creditori.
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Consecuzione tra procedure: la Cassazione decide
Una società creditrice si è vista revocare un'ipoteca iscritta su beni di un'azienda poi finita in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20536/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il principio di consecuzione tra procedure si applica anche in questo caso. Il periodo sospetto per la revoca degli atti pregiudizievoli va quindi calcolato a ritroso dalla data della domanda di concordato preventivo, anche se questa è stata poi abbandonata, e non dall'avvio della successiva amministrazione straordinaria.
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Pagamento debito scaduto: no alla revocatoria fallimentare
Un curatore fallimentare ha agito in giudizio contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di pagamenti per oltre 3,7 milioni di euro, sostenendo che fossero rimborsi anticipati di un mutuo non ancora dovuto. La banca si è difesa affermando che i versamenti rientravano in un più ampio accordo transattivo per sanare una complessa esposizione debitoria. Il Tribunale ha respinto la domanda, accertando che al momento dei versamenti, la società (poi fallita) aveva debiti già esigibili per un importo superiore a quello pagato. Di conseguenza, l'operazione è stata qualificata come pagamento di un debito scaduto, che per legge non è soggetto ad azione revocatoria.
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