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Art. 649 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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224 provvedimenti

Altri anni per Art. 649 Codice di Procedura Penale

Aggravante ingente quantità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10896/2023, ha dichiarato inammissibili due ricorsi. Nel primo caso, ha confermato che la valutazione dell'aggravante ingente quantità di stupefacenti non si basa solo sul peso, ma su molteplici fattori come il numero di dosi e il contesto criminale. Nel secondo, ha ribadito l'inammissibilità del ricorso dell'imputato contro una sentenza di assoluzione per mancanza di interesse ad agire.
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Conflitto di giudicati: no alla revisione del processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può chiedere la revisione del processo per conflitto di giudicati se due sentenze, pur giungendo a conclusioni opposte (una di condanna e una di assoluzione per coimputati), si basano sulla stessa ricostruzione storica dei fatti. La revisione è ammessa solo in caso di inconciliabilità oggettiva dei fatti accertati, non per una mera divergenza nella valutazione giuridica degli stessi.
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Responsabilità prestanome: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati condannati per reati tributari nell'ambito di una complessa frode carosello. La sentenza ribadisce la piena responsabilità penale del prestanome (o 'testa di legno') che accetta la carica di amministratore di una società 'cartiera', anche senza una gestione diretta. Secondo la Corte, l'accettazione dell'incarico implica la consapevolezza e l'accettazione del rischio che la società venga usata per fini illeciti. I ricorsi dei due amministratori fittizi sono stati dichiarati inammissibili, mentre quello del consulente finanziario, ritenuto gestore di fatto, è stato rigettato.
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Confisca di prevenzione: i limiti temporali
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di confisca di prevenzione a carico di un imprenditore e dei suoi familiari. Pur confermando che la misura può essere applicata indipendentemente da una condanna penale, ha annullato il provvedimento perché la Corte d'Appello non aveva definito l'arco temporale della pericolosità sociale del soggetto. Questo errore ha reso la confisca indiscriminata e illegittima. I ricorsi dei familiari sono stati invece dichiarati inammissibili perché basati su motivi non pertinenti alla loro posizione di terzi.
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