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Art. 649 Codice di Procedura Civile

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50 provvedimenti

Mediazione immobiliare: doveri e prescrizione del compenso
Un acquirente si oppone al pagamento della provvigione per una mediazione immobiliare, sostenendo la prescrizione del diritto e l'inadempimento informativo dell'agente riguardo a difformità dell'immobile. Il Tribunale rigetta l'opposizione, affermando che il tentativo di negoziare uno sconto sulla provvigione ha interrotto la prescrizione. Inoltre, stabilisce che il mediatore aveva correttamente informato l'acquirente, consegnandogli tutta la documentazione sulle irregolarità prima della conclusione dell'affare.
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Inadempimento professionale: come si calcola il danno?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di competenze professionali, lamentando un inadempimento professionale da parte dei progettisti. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha riscontrato un inadempimento parziale relativo al progetto strutturale e al piano di manutenzione. Di conseguenza, ha quantificato il danno subito dalla committente e lo ha posto in compensazione con il credito dei professionisti, revocando il decreto ingiuntivo e condannando la società al pagamento della sola somma residua.
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Risoluzione contratto leasing: guida alla sentenza
Un'impresa si oppone alla restituzione di un bene in leasing dopo la risoluzione contratto leasing per mancato pagamento. Il Tribunale respinge l'opposizione, confermando che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore e la risoluzione è legittima.
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Accollo di debito: la liberazione del debitore
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo per una provvigione immobiliare, sostenendo che un terzo si era assunto il debito tramite un accollo. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando la responsabilità solidale del debitore originario, poiché il creditore non aveva mai acconsentito espressamente alla sua liberazione. La sentenza chiarisce inoltre la nullità della chiamata in causa del terzo effettuata senza la preventiva autorizzazione del giudice nel rito di opposizione.
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Opposizione tardiva decreto ingiuntivo: i limiti
Un consumatore ha presentato un'opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo ottenuto da una società finanziaria, lamentando la presenza di clausole abusive nel contratto di finanziamento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che, secondo i principi della Cassazione (sent. 9479/2023), tale strumento è strettamente limitato alla valutazione dell'abusività delle clausole. Il giudice ha ritenuto che il consumatore non avesse adeguatamente dimostrato come le clausole contestate incidessero concretamente sulla pretesa creditoria, giudicando le sue allegazioni troppo generiche. Di conseguenza, l'opposizione è stata rigettata e il consumatore condannato al pagamento delle spese legali.
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Riconoscimento di debito: quando annulla l’eccezione?
Un'impresa di giardinaggio ottiene un'ingiunzione di pagamento contro un condominio per fatture insolute. Il condominio si oppone, lamentando un servizio inadeguato. Il Tribunale respinge l'opposizione, stabilendo che una comunicazione via email dell'amministratore, in cui si ammettevano difficoltà finanziarie come causa del ritardo nei pagamenti, costituisce un riconoscimento di debito. Questo inverte l'onere della prova e rende l'eccezione di inadempimento, sollevata successivamente, un pretesto contrario a buona fede.
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Assegno senza data: la sua validità come promessa
Una sentenza analizza il caso di un'opposizione a un decreto ingiuntivo basato su un assegno senza data. L'assegno era stato emesso come garanzia in una compravendita immobiliare. A seguito dell'inadempimento del venditore, l'acquirente ha chiesto il doppio della caparra. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che un assegno senza data, sebbene nullo come titolo di credito, costituisce una valida promessa di pagamento, invertendo l'onere della prova a carico del debitore, che non è riuscito a dimostrare l'estinzione del debito.
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Restituzione somme: come riavere i soldi pagati?
La sentenza analizza un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per la restituzione di somme versate in base a un precedente decreto, poi revocato. Un lavoratore si opponeva alla richiesta di restituzione del datore di lavoro, sostenendo che la questione fosse già stata decisa. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, chiarendo che se la sentenza di revoca è di 'mero accertamento' e non ordina esplicitamente la restituzione, è necessario e corretto avviare un nuovo procedimento (come un nuovo decreto ingiuntivo) per ottenere un titolo esecutivo per la restituzione somme. Non si configura quindi né litispendenza né violazione del principio del 'ne bis in idem'.
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Prescrizione presuntiva: quando è inefficace
Il Tribunale di Ancona ha stabilito che sollevare l'eccezione di prescrizione presuntiva per il compenso di un avvocato è incompatibile con la contestazione dell'importo del debito o l'allegazione di un pagamento parziale. Tale comportamento costituisce un'ammissione implicita della mancata estinzione del debito, rendendo inefficace la presunzione e confermando il decreto ingiuntivo contro i clienti.
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Cancellazione ipoteca: chi agisce e quando è un dovere
Un debitore, dopo aver venduto un immobile, ha citato in giudizio il suo creditore per ottenere la cancellazione di un'ipoteca giudiziale. La Corte d'Appello ha confermato il diritto del debitore di agire in giudizio (legittimazione ad agire) anche dopo la vendita, ma ha chiarito che la semplice sospensione dell'esecutività di un decreto ingiuntivo non obbliga il creditore a procedere alla cancellazione ipoteca. Il rifiuto del creditore è stato comunque ritenuto illegittimo, portando a una sua condanna parziale al pagamento delle spese legali.
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