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Art. 64 L.Fall.

24 provvedimenti

Pagamento Debito Altrui in Crisi: Inefficacia Pagamenti in Amministrazione Straordinaria
Un'azienda in Amministrazione Straordinaria ha pagato un debito di una sua controllata a un fornitore. La procedura concorsuale ha chiesto di dichiarare l'inefficacia pagamenti in amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha accolto, qualificando il pagamento come atto gratuito perché l'azienda che ha pagato non ha dimostrato un vantaggio economico concreto. Il fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il pagamento non era gratuito data la prassi tra società del gruppo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il pagamento del debito altrui da parte di un terzo è gratuito se il pagante non riceve un vantaggio economico diretto e provabile, anche tra società collegate.
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Nota di credito a titolo gratuito: il regalo che va restituito
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una nota di credito emessa da una società prima del suo fallimento a favore di un'impresa acquirente. I giudici hanno qualificato l'atto come una nota di credito a titolo gratuito, poiché mancava la prova di un rapporto commerciale sottostante (come sconti o vizi della merce) che ne giustificasse l'emissione. La Suprema Corte ha stabilito che, a fronte della contestazione del fallimento, spetta al beneficiario dimostrare la causa economica onerosa dello spostamento patrimoniale. Di conseguenza, la società beneficiaria è stata condannata a restituire l'intera somma di oltre centodiciassettemila euro alla curatela fallimentare, non avendo fornito prove idonee a superare la presunzione di gratuità dell'atto.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva la casa
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale inserendovi la loro casa e un terreno, sottraendoli così ai creditori dell'azienda di cui il marito è socio. Poco dopo, l'azienda fallisce. La Curatela Fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la costituzione del fondo. I coniugi si difendono sostenendo che l'atto rispondeva a un dovere morale di tutela della famiglia e che i debiti erano solo aziendali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei coniugi, confermando che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto gratuito revocabile se pregiudica i creditori. I coniugi perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Liquidazione coatta amministrativa: tra debiti e transazioni
La vicenda riguarda un'azione di recupero crediti promossa dal commissario di una succursale italiana di una società finanziaria estera in liquidazione coatta amministrativa. La richiesta riguardava la restituzione di trecentomila euro versati a un privato senza titolo o come atto gratuito. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. La questione principale verte sul coordinamento dei poteri tra la liquidazione italiana e quella dello Stato d'origine della società. Le parti hanno informato la Corte di aver raggiunto un accordo transattivo, attualmente al vaglio dell'Autorità di Vigilanza per la necessaria autorizzazione. La Suprema Corte ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della transazione e la chiusura definitiva della lite.
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Liquidazione coatta amministrativa: dal tribunale alla transazione
Il caso riguarda una procedura di liquidazione coatta amministrativa di una succursale italiana di un'impresa di investimento estera. Il commissario liquidatore aveva promosso azioni per dichiarare l'inefficacia di alcuni pagamenti e ottenerne la restituzione. Dopo diversi gradi di giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti e della necessità di attendere l'autorizzazione dell'Autorità di Vigilanza per formalizzare l'intesa, ha disposto il rinvio della causa. La decisione evidenzia l'importanza della composizione amichevole nelle crisi d'impresa transfrontaliere.
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Atto gratuito e fallimento: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una curatela fallimentare contro l'ammissione al passivo di un credito derivante da un'assunzione di debito in solido. Il nucleo della controversia riguarda la qualificazione di tale operazione come atto gratuito ai sensi dell'Art. 64 della Legge Fallimentare. Il tribunale di merito aveva ammesso il credito definendo l'operazione inutile ma non necessariamente gratuita. La Suprema Corte ha cassato il provvedimento, rilevando che il giudice non ha correttamente indagato la natura dell'atto, elemento decisivo per dichiararne l'eventuale inefficacia verso i creditori.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti al terzo creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Fallimento che mirava a ottenere la restituzione di somme pagate a una società terza per estinguere un debito della propria controllante. L'ordinanza chiarisce che l'azione di revocatoria fallimentare non può essere esperita contro il creditore del creditore ('creditor creditoris'), in quanto il pagamento, pur eseguito materialmente a un soggetto terzo, ha la finalità di estinguere il debito della società fallita verso il proprio creditore diretto, in questo caso la società controllante.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria fallimentare per un pagamento effettuato a favore di un'altra società, sostenendo la sussistenza della scientia decoctionis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e concreta, non meramente potenziale. La valutazione degli indizi presuntivi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Finanziamenti soci: la restituzione in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una socia alla restituzione di ingenti rimborsi di finanziamenti soci ricevuti nell'anno anteriore all'apertura della procedura concorsuale della società, poi fallita. La Suprema Corte ha qualificato l'azione ex art. 2467 c.c. come una revocatoria speciale, ha stabilito che il 'periodo sospetto' va retrodatato all'inizio della prima procedura in caso di consecuzione tra procedure concorsuali e ha escluso la possibilità per la socia di eccepire la compensazione.
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Legittimazione attiva: cessione inefficace e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'acquirente di un'azienda perde la legittimazione attiva a riscuotere i crediti se l'atto di cessione viene dichiarato inefficace a seguito del fallimento del venditore. In tal caso, la titolarità dei crediti e il potere di agire in giudizio tornano in capo esclusivo alla curatela fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il difetto di legittimazione è rilevabile d'ufficio e comporta la reiezione della domanda di pagamento.
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Pagamento debito altrui: quando è un atto oneroso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento del debito della società capogruppo da parte di una controllata non è un atto a titolo gratuito, e quindi non è inefficace in caso di fallimento, se la società controllata che effettua il pagamento (solvens) era a sua volta debitrice nei confronti della capogruppo. In questo scenario, si realizza un vantaggio economico concreto per la solvens attraverso la compensazione legale, che estingue il suo debito verso la capogruppo. La mera appartenenza a un gruppo societario non è sufficiente a provare l'onerosità, ma l'esistenza di un rapporto di debito-credito tra le società del gruppo è un elemento decisivo. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato l'inefficacia del pagamento.
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Consecuzione tra procedure: la Cassazione decide
Una società creditrice si è vista revocare un'ipoteca iscritta su beni di un'azienda poi finita in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20536/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il principio di consecuzione tra procedure si applica anche in questo caso. Il periodo sospetto per la revoca degli atti pregiudizievoli va quindi calcolato a ritroso dalla data della domanda di concordato preventivo, anche se questa è stata poi abbandonata, e non dall'avvio della successiva amministrazione straordinaria.
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Condanna solidale spese: quando è illegittima?
Un'impresa in fallimento agiva contro tre persone per la restituzione di somme di valore molto diverso. Nonostante la condanna in primo grado e in appello al pagamento solidale delle spese legali, la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Il principio affermato è che la condanna solidale spese è illegittima quando vi è un'enorme divergenza nel valore delle domande contro i singoli convenuti, poiché l'interesse comune non copre l'intera controversia, rendendo la condanna sproporzionata per chi è chiamato a rispondere per un importo minore.
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Mutuo solutorio: valido e non nullo per le Sezioni Unite
Una società ottiene un nuovo mutuo ipotecario da una banca per estinguere un precedente debito chirografario con lo stesso istituto. La società in seguito fallisce. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, chiarisce che il mutuo solutorio è un contratto di mutuo valido e non un mero patto di non agire. La disponibilità giuridica delle somme è sufficiente a perfezionare il contratto. Tuttavia, affinché l'ipoteca concessa contestualmente sia revocata, il curatore fallimentare deve fornire la prova rigorosa del pregiudizio concreto arrecato agli altri creditori preesistenti.
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Trasferimento immobile separazione: rischio fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una moglie separata contro la decisione che rendeva inefficace il trasferimento immobiliare ricevuto dall'ex coniuge, poi fallito. L'atto, avvenuto in sede di separazione consensuale, è stato qualificato come gratuito perché non è stata fornita prova della sua natura onerosa, ovvero come sostituzione del mantenimento o come transazione di liti potenziali. La Suprema Corte ha confermato l'inefficacia dell'atto verso i creditori del fallimento.
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Inammissibilità ricorso tardivo: la notifica via PEC
Due privati hanno presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello relativa a un'azione revocatoria. Tuttavia, il ricorso è stato notificato oltre il termine breve di 60 giorni, decorrente dalla notifica della sentenza precedente via PEC. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso tardivo, senza esaminare le questioni di merito, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Specificità motivi appello: la guida completa
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza d'appello che aveva già sancito l'inammissibilità del gravame per difetto di specificità dei motivi. La Corte ribadisce che, per contestare tale vizio, è necessario riportare nel ricorso per cassazione i motivi d'appello originari per dimostrarne la presunta specificità, pena una nuova declaratoria di inammissibilità.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione presentato da una curatela fallimentare. La causa è la mancata produzione della relata di notificazione della sentenza impugnata, nonostante il ricorrente avesse dichiarato di averla ricevuta. La Corte ribadisce che tale omissione impedisce la verifica della tempestività del ricorso, rendendolo inammissibile senza possibilità di sanatoria, in applicazione del rigoroso principio di autoresponsabilità processuale.
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Revocatoria Fallimentare: Limiti di Responsabilità
Una società cede gratuitamente un contratto di leasing immobiliare poco prima di fallire. Il curatore fallimentare agisce con una revocatoria fallimentare per recuperare il valore del contratto. Il tribunale condanna solo la società acquirente a pagare il controvalore pecuniario. Il curatore ricorre in Cassazione, chiedendo la condanna anche della società di leasing che aveva acconsentito alla cessione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il semplice consenso del contraente ceduto non comporta una sua automatica corresponsabilità, a meno che non sia provata una sua partecipazione attiva all'atto dannoso per i creditori.
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Pagamento debito altrui: gratuito o oneroso?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del pagamento di un debito altrui da parte di una società poi fallita. Se la società ha precedentemente assunto formalmente il debito tramite espromissione, il successivo pagamento non è un atto gratuito revocabile ai sensi dell'art. 64 L.Fall., ma l'adempimento oneroso di un'obbligazione propria. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato l'atto come gratuito, stabilendo che l'atto da valutare sarebbe l'assunzione del debito, non il suo successivo pagamento.
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