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Art. 624-bis Codice Penale — Anno 2026

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424 provvedimenti

Altri anni per Art. 624-bis Codice Penale

Rescissione del giudicato: notifica errata e condanna annullata
Un cittadino condannato in via definitiva per furto e lesioni ha richiesto la rescissione del giudicato sostenendo di non aver mai conosciuto l'esistenza del processo. La Corte di Appello ha respinto l'istanza ritenendo che l'uomo fosse stato presente in udienza. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione dimostrando di essere stato detenuto in carcere per tutta la durata del dibattimento e di non aver ricevuto la notifica diretta della citazione a giudizio, notificata solo al difensore d'ufficio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che la notifica all'avvocato d'ufficio non prova la conoscenza reale del processo. La decisione impugnata è stata annullata con rinvio per accertare l'assenza di consapevolezza dell'Imputato.
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Furto in abitazione consumato: ricorso respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per due episodi di furto in abitazione pluriaggravato. L'uomo ha impugnato la sentenza della Corte di Appello lamentando l'inutilizzabilità della perquisizione personale, eseguita senza il preventivo avviso dell'assistenza difensiva, e chiedendo di derubricare i fatti a semplice tentativo a causa della sorveglianza della polizia. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la perquisizione preventiva per la ricerca di armi segue una disciplina speciale che non richiede l'avviso al difensore. Inoltre, il controllo non continuo degli agenti non ha impedito l'impossessamento della refurtiva, perfezionando così il reato consumato.
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Furto in abitazione: dal tentato colpo alla condanna piena
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un individuo che chiedeva di derubricare il fatto a semplice tentativo. L'imputato sosteneva di non aver perfezionato la sottrazione e invocava la particolare tenuità del fatto oltre alle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma non appena l'autore acquisisce l'autonoma e piena disponibilità dei beni sottratti, anche per un istante brevissimo, in assenza di un controllo diretto e continuo da parte della vittima. L'abitualità della condotta ha impedito la concessione dell'art. 131-bis c.p., mentre il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto privo di vizi logici. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in casa: no a circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per furto in abitazione. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello, denunciando un difetto di motivazione. I giudici supremi hanno respinto la richiesta dichiarando il ricorso inammissibile. Il magistrato di merito non è tenuto a valutare ogni singolo dettaglio difensivo, ma può basare la propria scelta unicamente sugli elementi ritenuti decisivi e rilevanti. La decisione ha ribadito la legittimità del diniego fondato su specifici indici personali e sulla condotta materiale dell'imputato.
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Correzione errore materiale: vietato cambiare la condanna
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo, intervenendo sulla qualificazione di alcuni reati, aveva rimosso la dicitura 'bis' dalle contestazioni di furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la correzione errore materiale non può mai modificare la sostanza della decisione né trasformare la fattispecie in un reato meno grave. La procedura ex art. 130 c.p.p. serve unicamente a sanare una divergenza formale e grafica tra la reale volontà del giudice e la sua stesura finale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza impugnata e disposto un nuovo esame del caso.
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Furto in abitazione o semplice: l’asilo nido è privata dimora
L'Imputato ha commesso una sottrazione di beni all'interno di una struttura per l'infanzia ed è stato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo di derubricare il fatto in furto semplice poiché riteneva che l'asilo non costituisse una privata dimora. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato integralmente la condanna. I giudici hanno chiarito che i locali destinati ad asilo nido sono spazi riservati, protetti da intrusioni esterne e accessibili solo con il consenso del personale per tutelare i minori. Di conseguenza, l'asilo nido rientra a pieno titolo nella nozione di privata dimora. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per furto in abitazione aggravato. La difesa lamentava il mancato svolgimento di nuove prove in appello, la valutazione della responsabilità e il mancato prevalere delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici supremi hanno respinto ogni richiesta. La rinnovazione istruttoria in appello rappresenta un rimedio del tutto eccezionale e mai richiesto formalmente. Inoltre, la condotta grave e la totale assenza di risarcimento o pentimento verso la vittima giustificano la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: ricorso inammissibile
Un uomo è stato condannato in appello per il reato di furto in abitazione aggravato e per possesso e fabbricazione di documenti falsi. L'imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando esclusivamente la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte della corte territoriale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice di merito, nel negare le circostanze attenuanti generiche, non deve esaminare ogni singolo elemento difensivo, ma può motivare il diniego basandosi solo sugli indici ritenuti decisivi e rilevanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate tra furto e condanna definitiva
L'Imputata ha subito una condanna penale per furto in abitazione e per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. La donna ha quindi proposto ricorso per contestare il diniego della riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il magistrato non deve esaminare ogni singolo elemento difensivo per negare le attenuanti generiche. Risulta sufficiente indicare gli aspetti decisivi o prevalenti che giustificano la scelta punitiva. Il controllo della Cassazione verifica solo la coerenza logica della motivazione adottata nei gradi precedenti.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato nei primi due gradi di giudizio per il delitto di tentato furto in abitazione. La difesa ha presentato ricorso lamentando violazioni di legge e carenze di motivazione riguardo all'accertamento della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di censure puntuali contro la sentenza impugnata. L'imputato ha subito la conferma definitiva della condanna penale, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico de L'Imputato per il reato di furto in abitazione. I giudici di primo e secondo grado avevano già ritenuto provata la responsabilità penale del soggetto. L'Imputato ha quindi presentato ricorso davanti alla Suprema Corte, contestando la decisione della Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno però rilevato che i motivi presentati dalla difesa erano del tutto generici. L'atto difensivo mancava infatti di puntuali ragioni di diritto e di riferimenti concreti alle motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato L'Imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: ricorso generico e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per furto in abitazione emessa dalla Corte di Appello. Il ricorrente lamentava un vizio di motivazione per la mancata applicazione di cause di non punibilità. I giudici hanno rilevato l'estrema genericità delle doglianze, prive di precisi riferimenti fattuali e giuridici. L'impugnazione non ha superato il vaglio preliminare di ammissibilità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato negli uffici: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una persona sorpresa all'interno degli uffici aziendali mentre frugava nei cassetti e identificata anche per la sparizione contestuale di altri beni. L'imputata ha contestato la ricostruzione probatoria relativa alle accuse di furto e tentato furto aggravato, lamentando inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti e della continuazione con una precedente condanna del Tribunale di Padova. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. La Corte ha ritenuto provata la piena idoneità e la non equivocità degli atti compiuti, confermando l'adeguatezza del trattamento sanzionatorio e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: ricorso generico e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un'imputata condannata nei precedenti gradi di giudizio per il delitto di furto in abitazione. La difesa lamentava la carenza di motivazione riguardo al riconoscimento della colpevolezza e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione presentava motivi generici e non contrastava puntualmente le solide prove a carico illustrate nella sentenza di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna della ricorrente, disponendo il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: fuggire scoperti non evita la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per tentato furto in abitazione e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo si era introdotto in un immobile ma era fuggito subito dopo essere stato scoperto sul fatto. Il ricorrente ha sostenuto di aver desistito volontariamente dall'azione criminosa e ha invocato la particolare tenuità dell'offesa. I giudici supremi hanno respinto ogni argomentazione, chiarendo che la fuga determinata dalla scoperta non costituisce desistenza spontanea. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione aggravato: le telecamere incastrano il reo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione aggravato a carico dell'Imputato. L'uomo era stato identificato nei filmati delle telecamere di sorveglianza da agenti di polizia che già lo conoscevano, con successiva verifica visiva diretta da parte del giudice in udienza. La difesa contestava l'affidabilità del riconoscimento e la misura della pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito, mentre la Cassazione verifica solo la coerenza logica della sentenza.
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Tentato furto in abitazione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un individuo per il reato di tentato furto in abitazione. La difesa contestava la valutazione delle prove e la logicità della decisione d'appello, mettendo in discussione l'identificazione visiva compiuta dalle forze dell'ordine. I giudici di legittimità hanno respinto la linea difensiva, giudicando il ricorso manifestamente infondato. Gli agenti di polizia operanti conoscevano già il soggetto per precedenti ragioni di servizio, rendendo l'identificazione diretta solida, attendibile e priva di vizi logici. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Furto in abitazione: ricorso generico respinto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un soggetto condannato in appello per concorso in furto in abitazione e furto pluriaggravato, commesso approfittando dell'età avanzata delle persone offese. L'imputato lamentava vizi di motivazione, contestando la mancata verifica dell'età delle vittime, la valutazione della documentazione bancaria e l'utilizzabilità degli atti di indagine. La Suprema Corte ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. I motivi si limitavano a reiterare argomentazioni già respinte dai giudici di merito e chiedevano una rivalutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con strappo: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto con strappo. I giudici di merito avevano confermato la responsabilità penale dell'uomo per lo scippo commesso. La difesa ha impugnato la sentenza lamentando una motivazione carente e illogica, senza tuttavia indicare i passaggi precisi del ragionamento giudiziario ritenuti errati. La Suprema Corte ha chiarito che le critiche generiche e prive di riscontri puntuali non consentono un nuovo esame di legittimità. I giudici hanno quindi respinto definitivamente l'impugnazione, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto e recidiva: niente circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione aggravato. La difesa contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che i giudici di merito avevano motivato il rigetto in modo apparente e generico. I giudici di legittimità hanno respinto tale tesi, chiarendo che per negare il beneficio della riduzione di pena è sufficiente un richiamo logico agli elementi decisivi del processo. La gravità complessiva della condotta e la recidiva dell'imputato giustificano pienamente la decisione negativa. La Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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