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Art. 623 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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31 provvedimenti

Altri anni per Art. 623 Codice di Procedura Penale

Spese parte civile patteggiamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36965/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di spese parte civile patteggiamento. La Corte ha accolto il ricorso di una società costituitasi parte civile, annullando la sentenza di primo grado nella parte in cui ometteva di liquidare le spese legali. La richiesta di patteggiamento era seguita a un decreto di giudizio immediato, una circostanza che, secondo la nuova normativa, impone al giudice di pronunciarsi sulle spese. Al contrario, i ricorsi degli imputati, che lamentavano un vizio nel calcolo della pena per reato continuato, sono stati dichiarati inammissibili in quanto non rientranti nei motivi tassativi previsti dalla legge per impugnare un patteggiamento.
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Prova spaccio stupefacenti: le intercettazioni bastano?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti basata su intercettazioni ambientali. Secondo i giudici, la prova dello spaccio stupefacenti è valida se le conversazioni sono corroborate da altri elementi, come le dichiarazioni di un coimputato, anche in assenza del sequestro della sostanza. La Corte ha ritenuto che acquisti numerosi e ripetuti di droga dimostrino la destinazione alla vendita e non al solo uso personale, rigettando così il ricorso dell'imputato.
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Incompatibilità del giudice: confisca decisa due volte
Un Giudice dell'Udienza Preliminare (GUP), agendo in sede di rinvio, ha confermato un'ordinanza di confisca. Tuttavia, era lo stesso magistrato che aveva emesso la sentenza di patteggiamento originale, poi parzialmente annullata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione sulla confisca a causa dell'incompatibilità del giudice, stabilendo che la pronuncia sulla confisca è una decisione di merito che, ai sensi dell'art. 623 c.p.p., richiede un giudice diverso in sede di rinvio.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco le ragioni
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso cassazione per due imputati. La Corte chiarisce che dopo un annullamento parziale si forma un giudicato progressivo che impedisce di dichiarare nuove prescrizioni. Inoltre, la mancata richiesta esplicita preclude l'applicazione delle nuove pene sostitutive.
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Elezione di domicilio appello: valida se contestuale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto mancante l'elezione di domicilio, che invece era presente in un documento allegato all'atto di impugnazione e depositato contestualmente: la nomina del difensore di fiducia. La Suprema Corte chiarisce che, ai fini della validità, è sufficiente che l'elezione di domicilio appello sia depositata unitamente all'impugnazione, anche se in un atto separato.
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Espulsione straniero: obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati di droga limitatamente alla mancata decisione sulla misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. La Corte ha ribadito che il giudice, pur non essendo l'espulsione automatica, ha l'obbligo di valutare la pericolosità sociale dell'imputato e di motivare esplicitamente la sua decisione in merito, anche in caso di giudizio abbreviato. L'omissione di tale valutazione costituisce un vizio di motivazione che comporta l'annullamento con rinvio della sentenza sul punto.
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Appello imputato assente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato giudicato in assenza, il cui appello era stato bloccato per mancanza di un mandato specifico al difensore, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha stabilito che la norma sull'appello dell'imputato assente (art. 581, comma 1-quater, c.p.p.) non è incostituzionale, rappresentando un ragionevole bilanciamento tra il diritto di difesa e l'efficienza del processo, garantendo che l'impugnazione sia una scelta consapevole dell'interessato.
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Confisca per sproporzione: nuove regole su stupefacenti
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. Il Tribunale, pur condannandolo, dispone la restituzione di una cospicua somma di denaro (€ 19.100) e dei telefoni cellulari trovati in suo possesso. La Procura ricorre in Cassazione, sostenendo la necessità di applicare la confisca per sproporzione sul denaro e la confisca degli strumenti del reato (telefoni e bilancino). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando una recente modifica legislativa che estende la confisca per sproporzione anche ai reati di lieve entità in materia di droga. La sentenza viene annullata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Termine riesame rinvio: la Cassazione chiarisce
Un individuo in custodia cautelare ha contestato la tardività della decisione del Tribunale del Riesame e l'incompatibilità dei giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il termine riesame rinvio di dieci giorni decorre dalla ricezione degli atti dal Pubblico Ministero, non dalla Cassazione. Ha inoltre confermato la consolidata giurisprudenza secondo cui non sussiste incompatibilità per i giudici del riesame in sede di rinvio.
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Ultimazione dei lavori: quando un immobile è finito?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fratelli contro un'ordinanza della Corte d'Appello che negava la revoca di un ordine di demolizione. Il caso verteva sul concetto di ultimazione dei lavori ai fini del condono edilizio. La Corte ha stabilito che un immobile non può considerarsi 'ultimato' alla data di riferimento se, pur avendo la struttura portante (rustico) e la copertura, è privo delle tamponature esterne. Queste ultime sono ritenute essenziali per definire la volumetria dell'edificio e il suo isolamento, requisiti indispensabili per l'accesso al condono.
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Messa alla prova omicidio stradale: i limiti di pena
La Corte di Cassazione ha escluso l'accesso alla messa alla prova per omicidio stradale quando la pena edittale supera i limiti di legge. Un giudice di merito aveva ammesso un imputato al beneficio, valorizzando una circostanza attenuante. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso del Procuratore, ha annullato la decisione, ribadendo che la valutazione di ammissibilità si fonda esclusivamente sulla pena massima prevista per la fattispecie base, senza considerare le circostanze del caso concreto. Pertanto, la messa alla prova per omicidio stradale base è preclusa.
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