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Art. 62, comma 2, d.lgs. n. 507 del 1993

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Rinuncia ricorso Cassazione: spese e conseguenze
Una società operante nel settore portuale ha impugnato un avviso di accertamento TARSU relativo alla tassazione di uno specchio d'acqua. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione nel merito, la società ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese processuali tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia ricorso Cassazione, non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso e estinzione del processo
Una società impugnava un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tares) relativo a un'area portuale. Dopo essere risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando integralmente le spese legali tra le parti in base a un loro accordo.
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Rinuncia al ricorso TARI: estinto il giudizio
Una società operante nel settore portuale ha impugnato un avviso di accertamento TARI relativo a uno specchio d'acqua. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la società ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32208/2023, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia, non è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Tassazione aree scoperte: la Cassazione decide
Una società cooperativa che gestiva un parcheggio scoperto ha contestato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU), sostenendo che la sua area non potesse essere equiparata a depositi e autorimesse coperte, soggette a una tariffa più alta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i Comuni godono di discrezionalità tecnica nel classificare le aree in categorie con "omogenea potenzialità di produzione di rifiuti". La Corte ha chiarito che la tassazione aree scoperte è legittima quando l'attività svolta è simile a quella delle aree coperte (in questo caso, il parcheggio di veicoli), poiché il presupposto del tributo è la frequentazione di persone, potenziale fonte di rifiuti. Spetta al contribuente l'onere di provare una minore produzione di scarti per ottenere una riduzione.
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Atto impositivo annullato: effetti sulla cartella
Una società turistica ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu). Poiché l'atto impositivo presupposto, basato su tariffe poi annullate, è stato invalidato in un altro giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La sentenza chiarisce che l'annullamento dell'atto presupposto provoca la caducazione automatica degli atti consequenziali, come l'ingiunzione di pagamento, rendendo inutile una pronuncia nel merito.
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