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Art. 62, comma 1, d.lgs. n.546/92

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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento analitico-induttivo che riqualificava i finanziamenti infruttiferi di un socio come ricavi non dichiarati. La decisione si basa su una serie di presunzioni gravi, precise e concordanti, tra cui l'assenza di tracciabilità e la movimentazione di contanti, rigettando la tesi della società ricorrente circa l'illegittimità di una 'doppia presunzione'.
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Deduzione minusvalenza: prova e oneri del contribuente
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento che negava la deduzione di una minusvalenza per mancanza di prove adeguate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il contribuente aveva contestato solo una delle due autonome motivazioni della sentenza di appello. La Corte ha inoltre ribadito che la sola fattura, senza prova della tracciabilità del pagamento, non è sufficiente a dimostrare l'effettività dell'operazione e a giustificare la deduzione minusvalenza.
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Autotutela sostitutiva: Cassazione rinvia alle S.U.
Un professionista riceve un avviso di accertamento, poi sostituito dall'Agenzia delle Entrate con un secondo atto che, pur basandosi sullo stesso imponibile, aumenta le sanzioni. Il motivo della sostituzione è la scoperta che la dichiarazione era da considerarsi omessa. Il contribuente contesta l'uso del potere di autotutela sostitutiva, ritenendo che questo non possa peggiorare la sua posizione. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione sui limiti dell'autotutela e la sua differenza con l'accertamento integrativo è controversa e già pendente di fronte alle Sezioni Unite, ha sospeso il giudizio in attesa della loro decisione.
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Accertamento induttivo: prova e motivazione apparente
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di secondo grado. È stato stabilito che i giudici di merito non possono ignorare le prove contrarie fornite dal contribuente con una motivazione apparente, né omettere di pronunciarsi su specifici motivi di gravame. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
Un Consorzio di Bonifica ha impugnato per errore di fatto una sentenza che aveva annullato un suo avviso di pagamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se la decisione del giudice si basa su due motivazioni autonome (`rationes decidendi`), l'impugnazione è inammissibile se non le contesta entrambe. Inoltre, la revocazione per errore di fatto non è possibile se l'errore riguarda un punto già discusso e controverso tra le parti durante il processo.
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Duplice ratio decidendi: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento. La decisione si fonda sul principio della duplice ratio decidendi: il ricorrente non ha contestato entrambe le motivazioni autonome che sorreggevano la sentenza d'appello, rendendo il suo ricorso inefficace. La Corte ha ribadito che la mancata impugnazione di una delle rationes rende l'appello inutile, poiché la decisione rimarrebbe valida sulla base della motivazione non contestata.
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