Un medico impugna un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate, tramite gli studi di settore, rettifica i suoi ricavi per l'anno 2003. Il professionista contesta l'atto evidenziando che, nello stesso periodo, lavorava come ricercatore universitario a tempo pieno, riducendo drasticamente il tempo per l'attività privata. I giudici di merito riducono del 20% i ricavi accertati e aumentano le spese detraibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del contribuente, confermando che gli studi di settore costituiscono presunzioni semplici che richiedono un contraddittorio. Spetta al contribuente l'onere di fornire prove concrete per superare la ricostruzione del fisco. Non avendo il medico dimostrato ulteriori elementi oltre a quelli già valutati dai giudici d'appello, la decisione impugnata viene interamente confermata.
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