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Art. 612-ter Codice Penale

13 provvedimenti

Sequestro probatorio di dispositivi informatici: privacy o reati
La Procura ha disposto il sequestro probatorio di dispositivi informatici appartenenti a un uomo indagato per violenza sessuale e diffusione illecita di immagini intime. Gli inquirenti hanno prelevato undici apparecchi, tra computer, tablet e telefoni, per estrarre messaggi, post e registrazioni audio. L'indagato ha contestato la misura davanti al Tribunale del Riesame e poi in Cassazione. La difesa lamentava la violazione della privacy e la sproporzione dell'acquisizione massiva di dati senza limiti temporali prefissati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decreto indicava chiaramente le finalità probatorie e i reati contestati. La difesa non ha specificato quali file personali non pertinenti siano stati lesi, rendendo legittimo il sequestro degli apparati per il tempo necessario alla perizia tecnica.
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Sequestro probatorio di denaro: no al blocco senza nesso col reato
Una donna scopre una telecamera nascosta nel bagno della casa in affitto, riconducibile al proprietario. Durante le indagini per interferenze illecite e diffusione di video intimi, la polizia trova 80.000 euro in contanti nell'auto dell'indagato e li sequestra. Il Tribunale annulla il vincolo e ordina la restituzione della somma, non ravvisando alcun nesso tra il denaro e i reati ipotizzati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il sequestro probatorio di denaro richiede una specifica finalità investigativa legata alla materialità delle banconote (ad esempio se false o segnate). In assenza di tale nesso, il possesso della somma può essere semplicemente documentato dai verbali di polizia, rendendo illegittimo il trattenimento del denaro. Vince l'indagato, che ottiene la restituzione definitiva della somma.
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Reato di estorsione: tra ricatto sessuale e profitto ingiusto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione nei confronti di un soggetto che aveva ricattato un conoscente pretendendo il pagamento di 1.050 euro. La minaccia consisteva nella diffusione di materiale sessualmente esplicito, risalente a passati rapporti tra i due, da inviare ai familiari della vittima. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come diffusione illecita di contenuti sensibili (revenge porn), ma i giudici hanno ribadito che la finalità di ottenere un profitto economico ingiusto configura pienamente l'estorsione. È stata inoltre confermata l'aggravante della recidiva, data la gravità della condotta e l'assenza di risarcimento per la persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Relazione affettiva: quando aggrava il reato?
Un uomo viene condannato per violenze contro la partner. La Cassazione, intervenendo sul caso, conferma in gran parte la condanna ma annulla parzialmente la sentenza riguardo l'aggravante della relazione affettiva per i fatti antecedenti all'agosto 2019. La Corte ha stabilito che, prima della riforma, tale aggravante richiedeva una convivenza stabile, non essendo sufficiente il solo legame sentimentale.
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Registrazioni in casa privata: quando è reato?
Un uomo ha effettuato delle registrazioni video della sua ex coniuge all'interno dell'abitazione di quest'ultima, durante gli incontri con il figlio. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24848/2023, ha annullato la decisione di merito che riteneva il fatto un reato (seppur non punibile per tenuità). Il principio stabilito è che le registrazioni in casa privata non costituiscono il reato di interferenze illecite (art. 615-bis c.p.) se chi registra è legittimamente presente e partecipa alla scena di vita privata. Il reato, infatti, sanziona l'intrusione da parte di un soggetto estraneo, non la captazione da parte di un partecipante.
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Affidamento in prova: no se manca l’autocritica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un uomo condannato per stalking. La decisione si fonda sulla mancanza di una reale revisione critica del reato commesso e su un concreto pericolo di recidiva, ritenuti elementi prevalenti rispetto ad alcuni aspetti positivi emersi dai rapporti dei servizi sociali.
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Sequestro preventivo: valido anche con incompetenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo del capitale sociale di una S.r.l.s. La ricorrente, terza interessata rispetto al reato contestato al figlio, ha sollevato questioni procedurali, tra cui la nullità della notifica e l'illegittimità del sequestro preventivo a seguito della dichiarazione di incompetenza territoriale del giudice. La Corte ha stabilito che la notifica al difensore era valida data l'inidoneità del domicilio eletto e che, in tema di misure cautelari reali, il giudice incompetente può mantenere il sequestro senza dover motivare sull'urgenza, a differenza di quanto previsto per le misure personali. I motivi relativi alla sussistenza del reato sono stati ritenuti inammissibili, in quanto il terzo può solo rivendicare la titolarità del bene e non contestare i presupposti della misura.
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Stalking e relazione affettiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25516/2024, è intervenuta su un caso di cyberstalking, diffusione illecita di immagini intime e sostituzione di persona. La Corte ha confermato la condanna per i reati contestati ma ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente all'aggravante della relazione affettiva. È stato chiarito che, per applicare tale aggravante, non è sufficiente un incontro occasionale, ma occorre provare l'esistenza di un legame stabile basato sulla fiducia, la cui violazione giustifica un aumento di pena. La motivazione della corte d'appello è stata ritenuta carente su questo specifico punto.
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Liberazione Anticipata: Reati e Valutazione Condotta
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto a causa della commissione di nuovi e gravi reati. La sentenza chiarisce che, sebbene la valutazione della condotta debba essere effettuata per singoli semestri, la commissione di nuovi illeciti, anche al di fuori del periodo in esame, può dimostrare una mancata adesione al percorso rieducativo e giustificare il rigetto del beneficio. L'ordinanza sottolinea come la pervicacia criminale del soggetto possa influenzare negativamente la valutazione complessiva, portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Travisamento della prova: la Cassazione annulla condanna
Un uomo, assolto in primo grado dall'accusa di violenza sessuale ma condannato per stalking e lesioni, viene condannato per tutti i reati in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per violenza sessuale a causa di un 'travisamento della prova'. La Corte d'Appello aveva ignorato prove decisive, come i tabulati telefonici che collocavano l'imputato a centinaia di chilometri di distanza al momento del fatto. La Cassazione ha ribadito che per ribaltare un'assoluzione è necessaria una motivazione rafforzata che confuti specificamente le prove a discarico.
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Ricorso inammissibile e giudicato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per tentato furto aggravato. La sentenza chiarisce che un ricorso inammissibile forma un "giudicato sostanziale" che impedisce di applicare le nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia, anche se richieste dal Procuratore Generale. La condanna diventa quindi definitiva.
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Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
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Sequestro probatorio: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava un sequestro probatorio per reati di bancarotta fraudolenta. Sebbene la Corte abbia ritenuto non necessaria la convalida del giudice per il sequestro di dati informatici disposto dal PM, ha accolto il ricorso per difetto di motivazione. Il Tribunale, infatti, non aveva adeguatamente considerato le argomentazioni difensive volte a contestare il "fumus boni iuris", ovvero la plausibilità del reato, limitandosi a un rinvio generico alle tesi dell'accusa. La sentenza sottolinea l'obbligo per il giudice del riesame di condurre un'analisi concreta e completa di tutti gli elementi, inclusi quelli a favore dell'indagato.
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