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Art. 61 L.F.

5 provvedimenti

Voto dei fideiussori nel concordato: la Cassazione li esclude
Una società in crisi ha presentato domanda di concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale ha escluso dal calcolo delle maggioranze i voti espressi dai fideiussori della società che non avevano ancora pagato i creditori garantiti. Mancando la maggioranza dei consensi, la proposta di concordato è stata respinta e la società è stata dichiarata fallita. Il debitore ha impugnato la decisione lamentando la violazione del diritto di difesa e chiedendo di conteggiare i garanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso stabilendo un principio chiaro: il garante che non ha ancora pagato il debito non possiede un credito di regresso e non ha diritto al voto dei fideiussori nel concordato. Solo l'effettivo pagamento sostituisce il garante al creditore originario nei diritti di voto.
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Garante fallito: ammessa la prelazione ipotecaria della banca
Una banca ha concesso un mutuo a una società, garantito da un'altra azienda tramite fideiussione e ipoteca. In seguito al fallimento dell'azienda garante, la banca ha chiesto l'ammissione al passivo del proprio credito. Il Tribunale ha ammesso il credito solo in via chirografaria, escludendo la prelazione ipotecaria perché riteneva che il garante fosse un semplice terzo datore d'ipoteca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che, poiché l'azienda fallita aveva prestato anche una fideiussione, essa era debitrice diretta. Di conseguenza, la banca ha pieno diritto di far valere la prelazione ipotecaria direttamente nella fase di accertamento del passivo, senza dover attendere la successiva fase di liquidazione del bene.
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Revoca del beneficio pubblico: lo Stato batte le banche
Un'azienda riceve un mutuo bancario garantito da un ente pubblico per un progetto di internazionalizzazione. A seguito dell'inadempimento dell'azienda e del suo successivo fallimento, l'ente pubblico paga la banca e dispone la revoca del beneficio pubblico. L'ente chiede quindi l'insinuazione tardiva al passivo per recuperare la somma, ma il Tribunale rigetta la domanda applicando le regole della fideiussione ordinaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo che la revoca del beneficio fa nascere un credito restitutorio autonomo di natura pubblicistica. Di conseguenza, non si applicano i limiti della legge fallimentare previsti per la fideiussione, consentendo all'ente di insinuarsi al passivo anche se la banca ha già richiesto l'intero credito.
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Opposizione allo stato passivo e garanzie pubbliche
Il Tribunale ha accolto l'opposizione allo stato passivo promossa da un ente gestore di fondi di garanzia. Il caso riguarda l'ammissibilità al passivo fallimentare di somme erogate a una banca in forza di garanzie prestate prima del fallimento, ma liquidate dopo la sua dichiarazione. Seguendo l'orientamento della Cassazione, il Tribunale ha riconosciuto la natura privilegiata del credito, escludendo però gli oneri di riscossione maturati post-fallimento.
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Credito di regresso: quando si ammette al passivo?
Una società, coobbligata per un debito tributario di un'altra società poi fallita, ha chiesto di ammettere al passivo il proprio potenziale credito di regresso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto di regresso sorge solo con il pagamento integrale del debito. Fino a quel momento, il credito è inesistente e non può essere ammesso al passivo, neppure con riserva, in quanto non costituisce un credito condizionato.
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