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Art. 609-quater Codice Penale

41 provvedimenti

Correzione errore materiale: prevale il dispositivo
Un condannato per reati sessuali ha impugnato l'ordinanza del giudice che rettificava il calcolo della pena definitiva. L'imputato sosteneva che la modifica peggiorasse la sua sanzione e non rientrasse in una semplice correzione errore materiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che il dispositivo prevale sulla motivazione e che la rettifica di una divergenza formale mediante la procedura di correzione è pienamente legittima se la sanzione rispetta i limiti di legge vigenti al momento dei fatti.
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Violenza sessuale su minore: il silenzio non è mai consenso
Un uomo ha subito la condanna per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni della figlia minorenne della propria compagna. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione per chiedere la derubricazione del fatto in atti sessuali con minorenne. La difesa ha sostenuto l'assenza di violenza fisica o di un espresso dissenso da parte della giovane vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la violenza sessuale sussiste anche di fronte ad atti repentini compiuti a sorpresa. Il silenzio della persona offesa non equivale mai a consenso. La reiterazione dei gesti nel tempo non trasforma la condotta in un rapporto consensuale. L'imputato deve scontare la pena della reclusione e pagare le spese processuali.
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Atti sessuali con minorenne: confermata la misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un insegnante accusato del reato di Atti sessuali con minorenne affidatogli per motivi di istruzione e di prostituzione minorile. L'indagato aveva proposto ricorso lamentando un travisamento delle prove fotografiche e contestando la credibilità della persona offesa sulla base del proprio registro di presenze scolastiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo e infondato il secondo. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, la valutazione riguarda la presenza di gravi indizi di colpevolezza e non richiede il medesimo rigore della prova dibattimentale. Il quadro indiziario a carico del docente si fonda in modo solido e coerente sulle dichiarazioni concordanti del minore, sui messaggi di testo estratti dalle chat e sulle testimonianze dei colleghi.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: stop senza un anno di esame
Un detenuto condannato per atti sessuali con minorenne e maltrattamenti ha richiesto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza a causa del mancato completamento di un intero anno di osservazione scientifica della personalità all'interno del carcere. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i continui trasferimenti tra istituti penitenziari avevano impedito la continuità dell'osservazione e denunciando la mancata valutazione del suo corretto comportamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che per i condannati per reati sessuali il decorso di almeno un anno di osservazione collegiale costituisce un requisito di ammissibilità inderogabile, non sostituibile da elementi equipollenti o condotte positive parziali. Il detenuto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Acquiescenza appello civile e inammissibilità ricorso
La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile l'atto di riassunzione proposto da un minore, rappresentato da un curatore speciale, contro il padre. Il caso riguarda l'assoluzione penale dell'imputato in primo grado, non impugnata dal minore. Tale comportamento configura un'acquiescenza appello civile, rendendo la decisione definitiva (giudicato) e impedendo ulteriori richieste risarcitorie in sede di rinvio.
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Pornografia minorile: tra amore e sfruttamento la condanna cade
Un uomo era stato condannato per il reato di pornografia minorile per aver prodotto foto e video intimi di una ragazza minorenne con cui aveva una relazione sentimentale. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i rapporti fossero consensuali e che si trattasse di pornografia domestica non punibile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la condanna con rinvio. I giudici hanno stabilito che, per configurare il reato, non basta la differenza di età, ma occorre dimostrare una reale utilizzazione della minore, ossia un condizionamento o uno sfruttamento della sua volontà. Nel caso specifico, la Corte d'Appello non ha valutato correttamente se il consenso fosse libero, basandosi su lettere vecchie e non collegate temporalmente ai video.
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Atti sessuali con minorenne: condannato l’amico di famiglia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per atti sessuali con minorenne. La vittima, una quattordicenne, era stata affidata a lui in via informale dalla madre. I giudici hanno stabilito che il concetto di 'affidamento' non richiede un atto formale, ma si basa su qualsiasi rapporto di fiducia, anche occasionale. L'uomo, che la ragazza vedeva come una figura paterna, ha tradito questa fiducia. È stata inoltre respinta la richiesta di attenuante per la 'minore gravità' del fatto, a causa della ripetizione degli abusi e del profondo trauma psicologico inflitto alla vittima. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Atti sessuali con minorenne: condanna anche senza violenza
Un uomo viene condannato per abusi sulla figlia minorenne della sua compagna. In sua difesa, sostiene che le accuse siano una vendetta della madre e che la testimonianza della ragazza sia inattendibile. La Corte di Cassazione, però, rigetta il ricorso. I giudici confermano la credibilità della minore, pur riconoscendo che le sue piccole incertezze sono giustificate dall'età e dal trauma. Il reato viene definitivamente qualificato come 'atti sessuali con minorenne' (art. 609-quater c.p.), perché l'imputato ha approfittato della curiosità e della fiducia della vittima, senza ricorrere a violenza fisica o minacce. La condanna a quattro anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione diventa definitiva.
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Bilanciamento Circostanze: No a nuovo ricorso se già deciso
Un uomo, già condannato in via definitiva, presenta un nuovo ricorso sostenendo un errato calcolo della pena. Egli lamenta un mancato **bilanciamento delle circostanze** tra un'aggravante e diverse attenuanti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è netta: la stessa questione era già stata esaminata e risolta in una precedente sentenza della stessa Corte. I giudici avevano già confermato che il bilanciamento era avvenuto correttamente, con un giudizio di equivalenza. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato a pagare le spese processuali e una multa per aver sollevato una questione non più discutibile.
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Abuso di ospitalità: condanna anche in B&B, non solo a casa
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sull'aggravante per abuso di ospitalità. Un uomo, amico di famiglia, ha commesso violenza sessuale su una sedicenne durante una vacanza in una struttura ricettiva pagata dai genitori della ragazza. I giudici di secondo grado avevano escluso l'aggravante, ritenendo che non si applicasse fuori da un'abitazione privata. La Cassazione ha ribaltato questa visione, affermando che l'abuso di ospitalità non dipende dal luogo (casa, B&B, hotel), ma dalla violazione del rapporto di fiducia. L'ospitalità esiste ovunque si svolga la vita privata, anche temporaneamente. La sentenza è stata annullata su questo punto e il caso rinviato per un nuovo giudizio che potrebbe portare a una pena più severa.
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Atti sessuali con minorenne: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di atti sessuali con minorenne infraquattordicenne. Nonostante il ricorso della difesa puntasse sull'errore scusabile riguardo all'età della vittima e sulla mancanza di esigenze cautelari, i giudici hanno ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. La sentenza ribadisce che il consenso della vittima tredicenne è irrilevante e che la gravità della condotta, unita al rischio di recidiva desunto dalla personalità dell'indagato, giustifica la massima misura restrittiva. La parola_chiave atti sessuali con minorenne emerge come fulcro della decisione, specialmente in relazione alla vulnerabilità della persona offesa.
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Inammissibilità ricorso: se non chiedi, non ottieni
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un'imputata condannata per reati fiscali, inclusa l'evasione IVA all'importazione. Il motivo principale dell'inammissibilità ricorso risiede nella mancata richiesta specifica, in sede di appello, dell'applicazione di una circostanza attenuante. La Corte ha chiarito che tale omissione procedurale preclude la possibilità di sollevare la questione in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata anche preclusa la valutazione di una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa.
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Violenza sessuale virtuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per atti sessuali con minori, pornografia minorile e adescamento. Il caso verteva sulla configurabilità della cosiddetta violenza sessuale virtuale, ovvero l'induzione di minori a compiere atti di autoerotismo via web. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato di cui all'art. 609-quater c.p., per il quale non è necessario il contatto fisico e il consenso della vittima infraquattordicenne è irrilevante. Sono stati inoltre respinti i motivi di ricorso relativi a vizi di notifica, ritenuti sanati dalla presenza del difensore in udienza senza sollevare eccezioni.
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Abuso di potere su minore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8735/2023, ha confermato la condanna per atti sessuali con minorenne a carico del convivente della madre della vittima, una ragazza di diciassette anni. L'imputato sosteneva la consensualità del rapporto, ma la Corte ha ribadito che il ruolo di 'para-genitore' integra un abuso di potere che vizia il consenso della minore. Il ricorso è stato respinto, sottolineando l'irrilevanza del consenso in presenza di una posizione di supremazia e la piena attendibilità della testimonianza della vittima, anche se unica prova.
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Pericolosità sociale: quando si applica la misura?
Un soggetto condannato per reati sessuali su minori contesta l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata dopo aver scontato la pena. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo i criteri per la valutazione della pericolosità sociale attuale. La Corte sottolinea che, per reati di tale gravità, la verifica deve essere rigorosa e non può basarsi su elementi generici come il buon comportamento in carcere, in quanto inidoneo a dimostrare il superamento del rischio specifico in un contesto di libertà.
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Attendibilità testimonianza minore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abusi sessuali su due minori, basandosi sull'attendibilità della testimonianza delle vittime. La sentenza stabilisce che le dichiarazioni dei minori costituiscono 'prova piena', anche in presenza di irregolarità procedurali come il doppio ruolo di un consulente, a condizione che il giudice motivi rigorosamente la credibilità del racconto. Il ricorso dell'imputato, che contestava la valutazione delle prove e la gestione del processo, è stato respinto.
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Ricorso inammissibile: limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza emessa a seguito di un 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ha ribadito che, accettando l'accordo sulla pena, l'imputato rinuncia a contestare la mancata assoluzione, limitando severamente i motivi di impugnazione e rendendo inammissibili doglianze su punti rinunciati.
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Errore di fatto: i limiti del ricorso straordinario
Un sacerdote condannato per abusi chiede la revisione per intervenuta prescrizione, basandosi su una nuova prova temporale. La Cassazione dichiara inammissibile il successivo ricorso straordinario, distinguendo nettamente tra l'errore di fatto percettivo, unico motivo valido per questo rimedio, e un'errata valutazione del giudice, che invece non lo legittima.
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Detenzione materiale pedopornografico: annullamento
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per reati sessuali e detenzione materiale pedopornografico. L'annullamento con rinvio riguarda il reato di detenzione di materiale relativo a minori non identificati, a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello nel determinare la loro minore età. Di conseguenza, è stato disposto un nuovo esame anche per la quantificazione dei danni civili. La Corte ha invece ritenuto inammissibili o infondati gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla qualificazione del reato come tentativo di violenza sessuale e sulla costituzione di parte civile dei genitori.
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Revoca sospensione condizionale: il reato conta
La Cassazione chiarisce che per la revoca sospensione condizionale è decisiva la data di commissione del nuovo reato, non quella della condanna. Se un delitto viene commesso entro 5 anni dalla prima sentenza, il beneficio viene revocato, impedendo l'estinzione del reato originario, anche se la seconda condanna diventa definitiva dopo la scadenza del termine.
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