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Art. 600-bis Codice Penale

11 provvedimenti

Atti sessuali con minorenne: confermata la misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un insegnante accusato del reato di Atti sessuali con minorenne affidatogli per motivi di istruzione e di prostituzione minorile. L'indagato aveva proposto ricorso lamentando un travisamento delle prove fotografiche e contestando la credibilità della persona offesa sulla base del proprio registro di presenze scolastiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo e infondato il secondo. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, la valutazione riguarda la presenza di gravi indizi di colpevolezza e non richiede il medesimo rigore della prova dibattimentale. Il quadro indiziario a carico del docente si fonda in modo solido e coerente sulle dichiarazioni concordanti del minore, sui messaggi di testo estratti dalle chat e sulle testimonianze dei colleghi.
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Tratta di persone: promesse di lavoro e incubo voodoo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tratta di persone e sfruttamento della prostituzione minorile nei confronti di tre soggetti. Due imputati avevano reclutato in Nigeria tre donne (di cui due minorenni), sottoponendole a riti voodoo e conducendole in Italia con l'inganno per costringerle a prostituirsi e ripagare un finto debito di viaggio. La terza imputata aveva fornito loro alloggio, incassando l'affitto con i proventi del meretricio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che il reato di tratta di persone si configura anche in presenza di un iniziale consenso della vittima o dei familiari, qualora vi sia un approfittamento dello stato di vulnerabilità e l'uso dell'inganno. Inoltre, l'ignoranza sull'età delle minori non è scusabile senza controlli diligenti.
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Sequestro di persona: condanna definitiva, ricorso inammissibile
Un uomo è stato condannato per aver commesso gravi reati, tra cui il sequestro di persona ai danni di una donna. L'aveva costretta a salire in auto, legata, colpita con spray urticante e trascinata nel tentativo di chiuderla nel bagagliaio. La vittima era riuscita a fuggire. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che le prove, come i tabulati telefonici, fossero state valutate male. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in quella sede. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Prostituzione minorile: ignorare l’età non scusa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13312/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per il reato di prostituzione minorile. La Corte ha ribadito che l'ignoranza sull'età della vittima non è una scusante valida se non è supportata da prove di un comportamento diligente volto ad accertare la vera età. Le intercettazioni telefoniche, in questo caso, hanno dimostrato che uno degli imputati era consapevole che la ragazza frequentasse ancora la scuola, smentendo la sua difesa.
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Abuso di potere su minore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8735/2023, ha confermato la condanna per atti sessuali con minorenne a carico del convivente della madre della vittima, una ragazza di diciassette anni. L'imputato sosteneva la consensualità del rapporto, ma la Corte ha ribadito che il ruolo di 'para-genitore' integra un abuso di potere che vizia il consenso della minore. Il ricorso è stato respinto, sottolineando l'irrilevanza del consenso in presenza di una posizione di supremazia e la piena attendibilità della testimonianza della vittima, anche se unica prova.
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Interrogatorio giudizio abbreviato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per prostituzione minorile. Per uno, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Per l'altro, la Corte ha annullato la sentenza di condanna a causa di un vizio procedurale: il giudice di primo grado aveva illegittimamente negato la richiesta di interrogatorio nel giudizio abbreviato. Questa decisione sottolinea come tale interrogatorio sia un diritto fondamentale dell'imputato, il cui diniego, se prontamente contestato dalla difesa, determina la nullità del procedimento.
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Reati ostativi: Cassazione su art. 4-bis Ord. pen.
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava una misura alternativa alla detenzione. Il tribunale aveva erroneamente applicato i più severi requisiti previsti per i reati ostativi a un condannato per associazione a delinquere semplice e reati in materia di immigrazione non aggravati. La Suprema Corte ha chiarito che tali requisiti si applicano solo a un elenco tassativo di delitti, escludendo quelli per cui il ricorrente era stato condannato, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Istigazione a delinquere online: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per istigazione a delinquere (art. 414-bis c.p.) nei confronti di un utente che aveva pubblicato un post su un social network con una frase che incitava alla violenza sessuale su minori. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, è sufficiente la concreta idoneità del messaggio a provocare i delitti, valutata ex ante, considerando il significato oggettivo del testo e la sua potenziale ampia diffusione online, a prescindere dal numero esatto di visualizzazioni.
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Pene sostitutive: quando si applicano alla rapina?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'applicazione delle pene sostitutive al reato di rapina. Se il giudice di merito esclude in fatto una circostanza aggravante che renderebbe il reato 'ostativo' (cioè che impedirebbe l'accesso a benefici), la pena detentiva può essere sostituita. Il caso riguardava un individuo condannato per rapina, la cui pena era stata sostituita con la detenzione domiciliare. La Procura aveva impugnato la decisione, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che l'esclusione dell'aggravante fa venir meno il divieto di applicare le pene sostitutive.
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Reddito di cittadinanza: condanna e revoca del sussidio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza a un soggetto che aveva omesso di dichiarare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. La Corte ribadisce la legittimità dei requisiti morali, come l'assenza di condanne per reati ostativi negli ultimi dieci anni, quale presupposto inderogabile per l'accesso al beneficio.
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Reddito di cittadinanza: condanna e reato specifico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di tre individui condannati per aver ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare precedenti penali ostativi. La Corte ha riqualificato il reato, escludendo la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e affermando la configurabilità del delitto specifico previsto dall'art. 7 del D.L. n. 4/2019. Pur confermando la responsabilità penale, la sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione in base alla corretta fattispecie di reato.
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