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Art. 6 Testo Unico della Finanza

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Violazione obblighi informativi: quando è inammissibile
Due investitori hanno citato in giudizio la propria banca per perdite subite su azioni illiquide, lamentando una violazione degli obblighi informativi e una consulenza inadeguata. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze non riguardavano errori di diritto, ma tentativi di rivalutare i fatti, un compito che esula dalla sua giurisdizione. La decisione ribadisce che la valutazione dell'adeguatezza delle informazioni e della congruità dell'investimento spetta ai giudici di merito.
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Contratto di gestione patrimoniale: valido per investire?
La Corte di Cassazione chiarisce che un ordine di acquisto di titoli finanziari è valido se eseguito in attuazione di un preesistente contratto di gestione patrimoniale regolarmente sottoscritto, anche in assenza di uno specifico contratto-quadro di negoziazione. Nel caso di specie, gli eredi di un investitore avevano richiesto la nullità di un'operazione di acquisto di obbligazioni, lamentando la mancanza del contratto-quadro. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, affermando che il contratto di gestione patrimoniale già in essere costituiva la fonte legittimante dell'operazione, soddisfacendo il requisito della forma scritta.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione sui termini e lex mitior
Un istituto di credito e i suoi esponenti, colpiti da sanzioni CONSOB per violazioni normative, hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni. Ha stabilito che il termine per la contestazione decorre dalla ricezione degli atti ispettivi da parte dell'Autorità sanzionante. Ha inoltre affermato la competenza specifica della CONSOB rispetto a quella generale dell'AGCM in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore finanziario e ha escluso l'applicazione retroattiva di una legge sanzionatoria più favorevole (lex mitior), ritenendo legittima la deroga del legislatore per questo tipo di illeciti amministrativi.
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Onere della prova: la Cassazione e i doveri legali
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello, chiarendo i principi sull'onere della prova nei procedimenti sanzionatori finanziari. L'Autorità di Vigilanza deve provare i fatti che costituiscono la violazione, mentre spetta all'incolpato, in virtù della presunzione di colpa, dimostrare di aver agito diligentemente. La Corte ha ritenuto errato imporre all'Autorità l'obbligo aggiuntivo di specificare quali sarebbero state le condotte corrette da adottare, ripristinando così il corretto equilibrio probatorio tra le parti.
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Sanzioni compliance bancaria: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni compliance bancaria irrogate dall'autorità di vigilanza a un responsabile della funzione di conformità di un istituto di credito per carenze nei controlli interni. La Corte ha respinto la tesi della violazione del 'ne bis in idem', chiarendo che la sanzione dell'autorità di vigilanza bancaria e quella dell'autorità di vigilanza del mercato finanziario colpiscono condotte diverse a tutela di beni giuridici distinti: la stabilità patrimoniale da un lato e la trasparenza verso gli investitori dall'altro.
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