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Art. 6 della l. n. 130 del 2022

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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società a responsabilità limitata contro un avviso di accertamento per maggiori imposte. La controversia verteva sulla presunzione utili soci, secondo cui i cospicui versamenti in contanti effettuati dai soci alla società, non giustificati dai loro redditi, sono considerati ricavi in nero e poi distribuiti come utili. La Corte ha confermato la legittimità di tale presunzione, ponendo a carico del contribuente l'onere di provare la lecita provenienza delle somme.
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Contributo consortile: la prova del beneficio
Un contribuente si oppone a un'ingiunzione di pagamento per un contributo consortile, sostenendo di non ricevere alcun beneficio dalle opere del consorzio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la presenza dell'immobile nel perimetro consortile e l'esistenza di un piano di classifica generano una presunzione di beneficio. Spetta al contribuente fornire prove specifiche e pertinenti per superare tale presunzione, onere che nel caso di specie non è stato assolto.
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Accertamenti bancari: onere della prova sul contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in materia di accertamenti bancari vige una presunzione legale. Spetta quindi al contribuente, e non all'Agenzia delle Entrate, fornire la prova contraria, dimostrando analiticamente che le somme non costituiscono reddito imponibile.
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Presunzione distribuzione utili: la prova contraria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18797/2024, ha affrontato il tema della presunzione distribuzione utili nelle società a ristretta base sociale. Nel caso esaminato, un socio unico, residente all'estero e di fatto estraneo alla gestione aziendale affidata al padre, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente valutato le prove fornite dal contribuente per dimostrare la sua estraneità e l'interposizione fittizia. È stato stabilito che il giudice deve esaminare tutti gli elementi probatori offerti per vincere la presunzione, non potendosi limitare a una constatazione apodittica.
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Fatture false: onere della prova e società cartiere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30025/2025, ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento per l'utilizzo di fatture false emesse da una 'società cartiera'. La Corte ha confermato che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, l'onere della prova sull'effettività delle prestazioni e sulla buona fede del contribuente spetta a quest'ultimo. È stato inoltre chiarito che le nuove norme sull'onere della prova (L. 130/2022) non sono retroattive e non modificano i principi consolidati in materia di fatture false.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo?
Una società del settore petrolifero ha contestato un avviso di accertamento basato sul metodo analitico-induttivo, sostenendo l'illegittimità della ricostruzione dei ricavi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'accertamento analitico-induttivo è legittimo in presenza di una contabilità complessivamente inattendibile, provata da presunzioni gravi, precise e concordanti come rimanenze negative, discrepanze inventariali e omissioni documentali.
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