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Art. 6 del Dl n. 119 del 2018

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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società per azioni, sanzionata per omessa dichiarazione di operazioni con Paesi in 'black list', ha visto il proprio ricorso in Cassazione estinguersi. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio dopo che l'azienda ha aderito con successo alla definizione agevolata della controversia, rendendo superflua ogni decisione nel merito della sanzione.
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Definizione agevolata: inammissibile il ricorso
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fino in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018 e rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità sopravvenuta dell'impugnazione per carenza di interesse, specificando che in questi casi non è dovuto il pagamento del cosiddetto 'doppio contributo' unificato. Le spese legali tra il contribuente e l'Agenzia delle Entrate Riscossione vengono compensate.
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Sospensione giudizio tributario per definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha ordinato la sospensione di un giudizio tributario a seguito della richiesta del contribuente di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. Il caso riguardava un avviso di accertamento per maggiore IRPEF derivante da una partecipazione societaria. Il contribuente, dopo aver presentato istanza di definizione agevolata e pagato la prima rata, ha chiesto la sospensione del processo in Cassazione. La Corte, applicando l'art. 1, comma 236, della Legge 197/2022, ha accolto la richiesta, sospendendo il giudizio fino al 2027, data prevista per il pagamento dell'ultima rata. La decisione sottolinea che l'estinzione definitiva del processo è subordinata al completo e tempestivo pagamento di tutte le somme dovute.
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Cessazione materia contendere: la guida definitiva
Un contribuente, dopo aver impugnato una cartella di pagamento per IRPEF fino in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Avendo pagato la prima rata e in assenza di diniego dell'amministrazione, la Corte ha dichiarato la cessazione materia contendere, estinguendo il giudizio. Le spese restano a carico di chi le ha sostenute.
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Plusvalenza IRAP: la natura del bene è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31914/2024, si è pronunciata su un caso di Plusvalenza IRAP derivante dalla vendita di un terreno da parte di una società alberghiera. La Corte ha annullato la decisione di merito, stabilendo che la natura strumentale del bene è un fattore cruciale per determinare la tassabilità. La plusvalenza concorre alla base imponibile IRAP solo se l'asset venduto è strumentale all'attività d'impresa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Definizione agevolata: no se c’è rateazione
Un contribuente, dopo essere decaduto da un piano di rateazione di un debito fiscale, ha ricevuto una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta di definizione agevolata, stabilendo che la cartella, in questo caso, è un atto di mera esecuzione e non un atto impositivo, poiché il contribuente era già a conoscenza del debito avendone chiesto e ottenuto la rateizzazione.
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