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Art. 6 D.M. 13.12.1979

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Compensazione IVA infragruppo: il Fisco vince sulla continuità
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Capogruppo l'indebita compensazione IVA infragruppo per oltre cinquantamila euro, trasferiti da una controllata senza la presentazione di una garanzia fideiussoria. La controllata era nata da poco tramite conferimento di un ramo d'azienda della stessa capogruppo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il confronto preventivo tra le parti è valido anche se avviato informalmente al telefono, purché effettivo. Inoltre, per beneficiare dell'esonero dalla garanzia come contribuente virtuoso, il requisito dei cinque anni di attività deve riferirsi strettamente al soggetto giuridico che effettua la compensazione e non all'attività economica in sé. Di conseguenza, il subentro in un ramo d'azienda non consente di cumulare gli anni di attività del precedente proprietario.
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Compensazione IVA infragruppo: senza garanzia scatta la sanzione
Una società capogruppo ha effettuato una compensazione IVA infragruppo azzerando il proprio debito d'imposta con i crediti delle società controllate. Tuttavia, a causa di una crisi finanziaria, il gruppo non ha presentato la garanzia fideiussoria richiesta dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un atto di recupero per l'imposta non versata e ha applicato la sanzione del trenta per cento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che senza la garanzia la compensazione non si perfeziona. Inoltre, la Corte ha chiarito che il ravvedimento operoso non è valido se il contribuente versa solo la sanzione ridotta senza pagare anche l'imposta dovuta.
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Compensazione IVA di gruppo: senza garanzia scatta il recupero
Una società capogruppo e le sue controllate hanno effettuato una compensazione IVA di gruppo senza presentare la garanzia fideiussoria o la dichiarazione sostitutiva richiesta dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha quindi emesso un atto di recupero dell'imposta. Le società hanno impugnato l'atto sostenendo che la garanzia non fosse obbligatoria per le dichiarazioni annuali e lamentando una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la compensazione IVA di gruppo si perfeziona solo con la prestazione della garanzia prescritta. In mancanza di questa, l'importo compensato deve essere versato allo Stato, escludendo qualsiasi doppia imposizione poiché si tratta di un semplice recupero di imposta non pagata. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Compensazione IVA infragruppo: sanzione se l’esonero è tardivo
Una società ha effettuato la compensazione IVA infragruppo senza presentare la garanzia fideiussoria o la dichiarazione sostitutiva per l'esenzione entro i termini di legge, trasmettendola oltre i novanta giorni. L'Agenzia delle Entrate ha applicato la sanzione per omesso versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la tardiva presentazione della documentazione di esonero oltre i novanta giorni non sana l'omissione. Tale condotta costituisce una violazione sostanziale e non meramente formale, in quanto incide sul versamento del tributo. Di conseguenza, si applica la sanzione proporzionale del trenta per cento prevista per il mancato pagamento delle imposte.
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Rimborso IVA di gruppo: illegittimo il blocco per debiti altrui
L'Amministrazione Finanziaria ha sospeso il rimborso IVA di gruppo richiesto da una Società Capogruppo estera per l'anno 2013, trattenendo oltre 544.000 euro a causa di pendenze tributarie delle sue controllate italiane. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando l'illegittimità della sospensione. I giudici hanno chiarito che la solidarietà tributaria tra controllante e controllate nell'IVA di gruppo riguarda esclusivamente l'IVA e non si estende alle imposte dirette. Poiché i debiti contestati alle controllate riguardavano imposte dirette, non sussisteva alcun vincolo di solidarietà che potesse giustificare il blocco del rimborso spettante alla capogruppo. Di conseguenza, la sospensione del credito è stata annullata e l'Amministrazione Finanziaria è stata condannata a pagare le spese legali.
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Compensazione IVA di gruppo: garanzia omessa, beneficio perso
Una società ha utilizzato la compensazione IVA di gruppo per un credito fiscale senza presentare, entro i termini, la garanzia richiesta o la dichiarazione sostitutiva alternativa. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'importo, ritenendo l'adempimento essenziale. La società si è difesa sostenendo che il possesso dei requisiti sostanziali del credito fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la presentazione della garanzia (o della sua alternativa) non è una mera formalità burocratica, ma un requisito costitutivo del diritto a beneficiare della compensazione. La sua omissione o il ritardo equivalgono a un mancato versamento dell'imposta, legittimando il recupero del credito e l'applicazione delle sanzioni. L'Azienda ha quindi perso la causa.
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