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Art. 6 d.lgs. n. 472/97

5 provvedimenti

Forza maggiore e sanzioni: la crisi non basta
La Corte di Cassazione ha chiarito che la crisi di liquidità aziendale, derivante dal mancato pagamento di crediti da parte della Pubblica Amministrazione, non integra l'esimente della forza maggiore. Nel caso di specie, una società aveva contestato le sanzioni per omesso versamento di imposte, sostenendo di non aver potuto pagare a causa dei ritardi dei propri debitori pubblici. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, precisando che la forza maggiore richiede un evento imponderabile e imprevedibile che annulli la signoria del soggetto sulle proprie azioni. Poiché i ritardi nei pagamenti della PA sono considerati eventi prevedibili, il contribuente ha l'onere di premunirsi per garantire l'adempimento fiscale.
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Perfezionamento attivo: sanzioni per violazioni
Una società operante nel settore oleario importava merci in regime di perfezionamento attivo, violando però le condizioni di prezzo e origine fissate nell'autorizzazione doganale. L'Agenzia delle Dogane ha proceduto al recupero dei dazi non pagati e all'irrogazione di sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia, stabilendo che la violazione delle condizioni dell'autorizzazione fa sorgere l'obbligazione doganale senza che sia necessario un preventivo annullamento dell'autorizzazione stessa. La Corte ha inoltre confermato le sanzioni, respingendo la tesi dell'incertezza normativa.
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Socio accomandante sanzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4712/2024, ha stabilito che il socio accomandante è responsabile per le sanzioni fiscali derivanti da un maggior reddito accertato in capo alla società, anche se non partecipa alla gestione. Secondo la Corte, la colpa del socio risiede nell'omesso o insufficiente controllo sull'esattezza dei bilanci, un diritto-dovere previsto dal codice civile. L'irrilevanza della sua formazione professionale e la fiducia riposta negli altri soci amministratori non escludono la sua responsabilità. La sanzione per infedele dichiarazione, quindi, si applica anche al socio accomandante in virtù del principio di trasparenza fiscale.
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Scissione societaria e fondi rischi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22823/2025, ha stabilito i principi fiscali applicabili a una scissione societaria di un'azienda speciale di un ente locale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che un fondo rischi generato durante l'operazione non costituisce una passività fiscalmente dedotta. Di conseguenza, il suo successivo utilizzo non genera una sopravvenienza attiva tassabile, in applicazione del principio di neutralità fiscale. La Corte ha inoltre respinto il ricorso incidentale della società, confermando che gli interessi maturati su contributi pubblici in conto impianti sono tassabili come redditi di capitale.
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Detrazione IVA spese legali: no per difesa dipendenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17111/2025, ha stabilito che una società non può effettuare la detrazione IVA sulle spese legali sostenute per la difesa dei propri amministratori e dipendenti in un procedimento penale. Anche in caso di assoluzione, tali costi non sono considerati inerenti all'attività d'impresa ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, in quanto non presentano un nesso causale diretto e immediato con le operazioni imponibili della società. La Corte ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, rigettando il ricorso dell'azienda.
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