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Art. 6 d.l. 23/10/2018, n. 119

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Definizione Agevolata: L’Azienda Estingue il Processo Tributario in Cassazione
L'Agenzia Fiscale ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che annullava avvisi di accertamento a carico di un'Azienda. Quest'ultima ha chiesto la sospensione del processo, avendo aderito alla definizione agevolata controversia tributaria e pagato la prima rata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, poiché l'Azienda ha documentato l'adesione e il pagamento, e nessuna parte ha richiesto la trattazione del ricorso entro i termini. Le spese processuali restano a carico di chi le ha anticipate, e non è dovuto il contributo unificato aggiuntivo.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: errore e proroga
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una società e ai relativi soci per l'anno 2009. L'ente commerciale ha presentato domanda per la definizione agevolata delle liti pendenti. A causa di un errore formale nel calcolo, il contribuente ha versato una somma inferiore rispetto al dovuto. L'ufficio tributario ha quindi richiesto l'integrazione del pagamento entro trenta giorni, respingendo poi l'istanza per tardività. Il contribuente ha impugnato il provvedimento negativo, sostenendo che le norme di emergenza sanitaria avevano prorogato le scadenze dei pagamenti tributari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando il rifiuto dell'ufficio. I giudici hanno stabilito che la proroga straordinaria copre tutti i versamenti delle sanatorie, dichiarando l'estinzione definitiva del contenzioso.
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Litisconsorzio necessario tributario: stop al fisco senza i soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società di persone e ai suoi soci riguardante un accertamento per Irpef, Irap e Iva. La società ha chiesto la sospensione del processo per definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha rilevato che i soci non avevano ricevuto la notifica del ricorso. Trattandosi di un accertamento unitario su una società di persone, opera il principio del litisconsorzio necessario tributario. La Corte ha quindi ordinato l'integrazione del contraddittorio, imponendo alla società di notificare il ricorso anche ai soci entro sessanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Pace Fiscale: avvocato chiude lite e batte il Fisco senza sentenza
Un avvocato riceve due avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di alcuni costi professionali. Il contribuente vince nei primi due gradi di giudizio, ma l'Agenzia ricorre in Cassazione. Durante il processo, il professionista aderisce alla 'Definizione agevolata liti pendenti', una forma di pace fiscale, e paga quanto dovuto. L'Agenzia non presenta alcun atto di diniego. La Corte di Cassazione, prendendo atto della situazione, dichiara estinto il giudizio. La lite si chiude quindi senza una decisione nel merito, ma grazie all'adesione alla procedura agevolata, con spese legali a carico di chi le ha sostenute.
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Pace Fiscale batte Fisco: Estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda la deduzione di costi per quasi 163.000 euro, ritenendoli non inerenti alla sua attività commerciale. L'azienda, che si occupava solo di vendita e non di produzione, aveva acquistato piani di fabbricazione. Dopo aver vinto nei primi gradi di giudizio, il caso arriva in Cassazione. Qui, però, la vicenda si chiude inaspettatamente: l'azienda aderisce a una 'pace fiscale' (definizione agevolata). La Corte Suprema, prendendo atto di questa scelta, non decide sul merito della questione ma dichiara l'**Estinzione del giudizio tributario**. Di conseguenza, il processo si chiude e ogni parte paga le proprie spese legali.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario a seguito della richiesta di definizione agevolata presentata dal contribuente. La mancata notifica del diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini di legge viene interpretata come un accoglimento implicito dell'istanza, portando alla chiusura del contenzioso.
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Socio accomandante redditi: responsabilità e sanzioni
La Cassazione chiarisce la posizione del socio accomandante per i redditi della società. Anche se non coinvolto nella gestione e in presenza di illeciti altrui, il reddito viene imputato per trasparenza. La colpa per le sanzioni deriva dal mancato controllo, non dalla gestione.
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Giudicato sfavorevole: blocca estensione del favore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente non può avvalersi della sentenza favorevole ottenuta da un coobbligato solidale se ha già un giudicato sfavorevole a suo carico. La sentenza personale e definitiva prevale, impedendo l'estensione degli effetti positivi. Inoltre, la Corte ha chiarito che un avviso di liquidazione emesso sulla base di una sentenza passata in giudicato non è un "atto impositivo" e, pertanto, non può essere oggetto di definizione agevolata.
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Trasparenza per presunzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio di una società a ristretta base sociale. Il socio contestava un accertamento fiscale fondato sulla trasparenza per presunzione, sostenendo che il giudice di merito avesse omesso di esaminare fatti decisivi relativi al calcolo induttivo dei ricavi. La Corte ha chiarito che il giudice aveva valutato i fatti, sebbene in senso sfavorevole al ricorrente, e che la valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità.
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