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Art. 6, comma 3, L. 401/1989

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Diritto di difesa nel Daspo: Cassazione annulla obbligo per termini violati
Un Lavoratore ha ricevuto un Daspo, che gli impediva l'accesso agli impianti sportivi e imponeva l'obbligo di presentarsi in Questura. Il GIP ha convalidato questo provvedimento senza attendere le 48 ore previste per consentire al Lavoratore di esercitare il suo Diritto di difesa nel Daspo presentando memorie. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine per la difesa viola i principi fondamentali del giusto processo.
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Diritto di difesa violato: DASPO con obbligo di firma annullato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino a cui era stato imposto un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) con l'obbligo di presentarsi alla polizia. Il Giudice per le indagini preliminari aveva convalidato questo obbligo, ma lo aveva fatto prima che fossero trascorse 48 ore dalla notifica del provvedimento al cittadino. Questa tempistica non ha permesso al cittadino di esercitare pienamente il suo Diritto di difesa, ovvero di presentare le proprie osservazioni. La Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida, dichiarando inefficace solo l'obbligo di presentazione, mentre il divieto di accesso alle manifestazioni sportive è rimasto valido.
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Violazione del DASPO: la firma a metà partita costa la condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione sportiva ha omesso di presentarsi presso il commissariato di polizia all'inizio del secondo tempo di una partita di calcio, adempiendo solo alla firma prescritta per il primo tempo. I giudici di merito lo hanno condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa per violazione del DASPO, applicando l'aggravante della recidiva specifica a causa dei suoi precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi. L'interessato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza del reato e contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze, giudicando l'impugnazione inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Convalida del DASPO: l’errore del giudice salva il tifoso
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO per sei anni con l'obbligo di firma durante le partite. Il provvedimento veniva notificato il 30 agosto, ma il Giudice per le indagini preliminari procedeva alla convalida del DASPO il primo settembre, prima della scadenza delle quarantotto ore concesse per presentare memorie difensive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso: il termine di quarantotto ore per esercitare il diritto di difesa è inderogabile. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia.
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Convalida del DASPO: il ritardo del PM non cancella la misura
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'obbligo di firma. Il provvedimento è stato notificato il 13 febbraio 2023. Il Pubblico Ministero ha chiesto la convalida oltre le 48 ore dalla notifica, ma il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura entro le complessive 96 ore dalla notifica stessa. Il tifoso ha fatto ricorso sostenendo il mancato rispetto del termine di 48 ore da parte del PM. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la convalida del DASPO è legittima se interviene entro il termine globale di 96 ore dalla notifica, a prescindere dal ritardo del PM nella richiesta, non essendoci stata alcuna lesione del diritto di difesa.
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DASPO e obbligo di firma: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma emesso contro un tifoso. Il ricorrente era stato identificato tramite riprese video mentre brandiva una mazza durante scontri tra tifoserie. La difesa contestava la mancanza di pericolosità concreta e un errore nella data di notifica. La Corte ha stabilito che il giudice della convalida ha correttamente valutato la pericolosità basandosi su prove video e precedenti specifici, chiarendo che l'errore sulla data era un semplice refuso che non ha leso il diritto di difesa.
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Convalida DASPO: 48 ore per la difesa o è nullo
La Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida DASPO con obbligo di firma perché emessa prima delle 48 ore concesse alla difesa. La Corte ha stabilito che la violazione di questo termine dilatorio causa una nullità insanabile, in quanto il pregiudizio al diritto di difesa è implicito e non richiede una prova specifica di danno.
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Termine convalida Daspo: 48 ore per il PM, pena nullità
Un cittadino ha impugnato la convalida di un Daspo con obbligo di presentazione, contestando il mancato rispetto dei tempi procedurali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine convalida Daspo è perentorio: l'incertezza sulla presentazione della richiesta del Pubblico Ministero entro le 48 ore dalla notifica del provvedimento ne causa l'inefficacia. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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