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Art. 591 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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423 provvedimenti

Altri anni per Art. 591 Codice di Procedura Penale

Spaccio di lieve entità: i criteri della Cassazione
Due soggetti condannati per traffico di stupefacenti ricorrono in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che l'ingente quantitativo di droga (1 kg di eroina) e l'inserimento in una rete criminale organizzata sono elementi decisivi che escludono la possibilità di applicare l'ipotesi meno grave, a prescindere dal ruolo specifico del singolo concorrente.
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Ricorso per cassazione: limiti e motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una cava. La sentenza sottolinea che il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare il merito o la logica della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente. Inoltre, la Corte ha ribadito che la formulazione di motivi di ricorso cumulativi e contraddittori, come mancanza e illogicità della motivazione, rende l'impugnazione inammissibile per aspecificità.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
Un soggetto, inizialmente posto agli arresti domiciliari per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito della sostituzione della misura con la custodia in carcere, il suo difensore ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi sopravvenuti, determinando l'estinzione del procedimento.
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Conflitto di interessi 231: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un sequestro preventivo. La decisione si fonda sul principio del conflitto di interessi 231, in quanto il difensore della società era stato nominato dal suo legale rappresentante, a sua volta indagato per il reato presupposto. La Corte ha ribadito che il divieto di rappresentanza è assoluto e inderogabile, anche nel caso di società unipersonali.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il sequestro preventivo di immobili di proprietà di una società estera. Sebbene l'indagato fosse socio e legale rappresentante della società, e abitasse in uno degli immobili, la Corte ha negato il suo personale e concreto interesse ad impugnare, poiché l'eventuale restituzione del bene andrebbe a favore della società proprietaria e non della persona fisica.
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Ricorso generico e misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata a frodi fiscali. La Corte stabilisce che un ricorso generico, che non si confronta specificamente con le motivazioni del provvedimento impugnato, non può essere accolto. Inoltre, chiarisce che il pericolo di recidiva può essere ritenuto attuale anche in assenza di reati recenti, basandosi sulla personalità dell'indagato e sulla complessità del sistema criminale in cui era inserito.
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Opposizione decreto penale: ok invio a PEC generica
La Cassazione ha stabilito che l'opposizione a decreto penale, seppur inviata a un indirizzo PEC non specifico per le impugnazioni, è valida. La Corte ha annullato la dichiarazione di inammissibilità del GIP, affermando che le rigide regole formali per gli appelli non si applicano automaticamente a questo atto, dovendo prevalere il principio del *favor oppositionis* e il diritto a un processo.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Un'indagata, soggetta a una misura interdittiva temporanea per reati ambientali, presenta ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, tuttavia, effettua una rinuncia al ricorso a causa della scadenza della misura stessa. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, poiché la rinuncia è un atto volontario che determina l'esito del processo.
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Termini impugnazione penale: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità, chiarendo che i termini impugnazione penale, in caso di deposito tardivo delle motivazioni della sentenza di primo grado, decorrono dalla data di notifica dell'avviso di deposito all'imputato e non dalla data del deposito stesso. In questo caso, l'appello, erroneamente ritenuto tardivo dalla Corte territoriale, è stato invece considerato tempestivo, ripristinando il diritto di difesa dell'imputato.
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Termine impugnazione: onere della prova del termine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava un errato calcolo del termine impugnazione. Secondo la Corte, in assenza di prove concrete (come verbali o registrazioni) che attestino la concessione di un termine più lungo da parte del giudice di primo grado, si applica il termine standard previsto dalla legge in base alla data di effettivo deposito delle motivazioni. La semplice affermazione della parte non è sufficiente a superare i dati processuali.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti. La decisione segue la formale rinuncia al ricorso presentata dalla difesa, motivata da un nuovo provvedimento di detenzione emesso nei confronti dell'imputato in un altro procedimento. L'inammissibilità per motivi sopravvenuti comporta l'immediata estinzione del rapporto processuale e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità enti 231: nomina difensore e sequestro
La Cassazione analizza la responsabilità enti 231, annullando un'ordinanza di inammissibilità. Se l'ente non è ufficialmente informato del procedimento a suo carico, il suo legale rappresentante, anche se indagato per il reato presupposto, può validamente nominare un difensore per impugnare un sequestro preventivo. L'ente agisce come 'terzo' con pieni diritti di difesa.
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Rinuncia al ricorso: quando non si pagano le spese
Un indagato, in custodia cautelare in carcere, propone ricorso in Cassazione per ottenere gli arresti domiciliari. Nelle more del giudizio, il G.I.P. accoglie la sua istanza, concedendogli la misura richiesta. Di conseguenza, il difensore presenta una rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che, poiché la carenza di interesse non è imputabile al ricorrente, non vi è condanna al pagamento delle spese processuali.
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Confisca denaro stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una somma di denaro. La sentenza chiarisce che per la confisca denaro stupefacenti non è sempre necessario un nesso diretto con il reato contestato, potendosi applicare la confisca per sproporzione. Il ricorso è stato respinto perché generico, non avendo affrontato la reale motivazione della decisione del tribunale.
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Ordine di demolizione: non è una pena, no prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva l'estinzione dell'ordine per prescrizione, equiparandolo a una pena. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria. Pertanto, non si applica la prescrizione quinquennale e l'ordine deve essere eseguito indipendentemente dal tempo trascorso.
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Fatture inesistenti: Cassazione su indeducibilità costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per frode fiscale. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture inesistenti per aumentare fittiziamente i costi aziendali e ottenere finanziamenti pubblici. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: i costi derivanti da fatture soggettivamente inesistenti, cioè relative a operazioni reali ma con intermediari fittizi e prezzi gonfiati (sovrafatturazione), non sono mai deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell'IVA.
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Ricorso inammissibile: fatture false e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per emissione di fatture per operazioni inesistenti. I giudici hanno respinto tutti i cinque motivi di ricorso, inclusa l'eccezione di prescrizione, chiarendo che il calcolo corretto del termine, maggiorato di un terzo per i reati fiscali, non era ancora maturato alla data della sentenza d'appello. La declaratoria di ricorso inammissibile ha impedito di considerare la prescrizione maturata successivamente.
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Ricorso in Cassazione: motivi nuovi e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché basato su motivi nuovi, non sollevati nel precedente grado di appello. La sentenza ribadisce che il ricorso in cassazione non può essere utilizzato per introdurre censure non discusse in precedenza, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Ricusazione del giudice: quando si rinuncia al ricorso
Due imputati in un procedimento per disastro ambientale hanno presentato istanza di ricusazione del giudice, sostenendo che quest'ultimo avesse già espresso un parere pregiudizievole in un precedente provvedimento di sequestro. Dopo il rigetto da parte della Corte d'Appello, hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, hanno formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato i ricorsi inammissibili, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Crediti inesistenti: la responsabilità del prestanome
La Corte di Cassazione conferma la condanna per alcuni amministratori di società cooperative, ritenuti responsabili per l'indebita compensazione di crediti inesistenti. La sentenza chiarisce che il ruolo di 'prestanome' non esclude la responsabilità penale, configurandosi un dolo eventuale quando si accettano incarichi in 'scatole vuote', palesemente prive di struttura operativa. Viene inoltre ribadita la distinzione tra crediti inesistenti, privi di presupposto costitutivo, e crediti non spettanti.
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