LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 591 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Pagina 5 di 40

2133 provvedimenti

Altri anni per Art. 591 Codice di Procedura Penale

Ricorso per cassazione personale: l’errore che costa tremila euro
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava il differimento della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la legge vieta il ricorso per cassazione personale. L'atto deve essere sempre firmato da un avvocato abilitato. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: desistere ha un prezzo
Il Ricorrente, detenuto in istituto penitenziario, aveva proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che respingeva la sua istanza di continuazione dei reati. Successivamente, tramite il difensore e poi personalmente con firma autenticata dal direttore del carcere, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del detenuto e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo motivi per escludere tale sanzione.
Continua »
Rinuncia al ricorso per Cassazione: si pagano comunque le spese
L'Indagato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di corruzione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Nonostante la rinuncia volontaria e il silenzio sulle motivazioni della scelta, i giudici hanno applicato l'articolo 616 del codice di procedura penale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'appello. Il procedimento di secondo grado si era concluso con un concordato in appello, uno strumento con cui le parti si accordano sulla pena rinunciando ai motivi di impugnazione. L'imputato ha successivamente proposto ricorso per Cassazione lamentando un vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'accordo sulla pena preclude qualsiasi successivo ricorso, compreso quello davanti alla Cassazione, sulle questioni rinunciate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: la genericità costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello lamentando un generico vizio di motivazione sulla propria responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo di ricorso era formulato in modo del tutto vago, senza specificare le ragioni di diritto o i fatti concreti a supporto della contestazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: condanna definitiva
I ricorrenti sono stati condannati per il reato di concorso in esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il loro gravame poiché presentato oltre i termini stabiliti dalla legge. I soggetti hanno quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, sollevando contestazioni generiche sulla costituzionalità delle norme emergenziali emanate durante la pandemia e contestando le spese legali liquidate in favore della parte civile. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, dichiarando i ricorsi del tutto inammissibili. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende, confermando la condanna definitiva per esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'Imputato aveva contestato la propria colpevolezza e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimit hanno rilevato che la difesa aveva espressamente rinunciato in appello ai motivi riguardanti la responsabilit penale, rendendo definitivo l'accertamento del reato. Inoltre, le contestazioni sul trattamento sanzionatorio sono state ritenute generiche, poich la sentenza d'appello era gi supportata da una motivazione coerente e logica. Il ricorso stato quindi respinto con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: droga lanciata
Il Ricorrente è stato condannato per detenzione illecita di hashish, dopo essere stato sorpreso a gettare dalla finestra 145 grammi di droga, un bilancino e bustine per il confezionamento sotto gli occhi della polizia. L'imputato ha proposto ricorso lamentando violazioni di legge e chiedendo una riduzione della pena, ma senza specificare i motivi concreti di critica alla sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità dei motivi presentati, poiché la difesa si è limitata ad affermazioni astratte senza contestare la logica dei giudici di merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna a un anno di reclusione.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: la contabilità esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. L'uomo chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi attenuata di lieve entità, l'esclusione della recidiva e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso. La Cassazione ha confermato la gravità del fatto a causa del rilevante dato ponderale, della detenzione di droghe di tipo diverso e del ritrovamento di un registro contabile dei crediti dei clienti, elementi che dimostrano un'attività illecita professionale e non occasionale. L'imputato, che ha commesso il reato mentre era in detenzione domiciliare, è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Attenuante del danno di speciale tenuità: no con 200 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, trovato in possesso di 18 grammi di hashish e 8,3 grammi di marijuana, chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che tale circostanza richiede un ridottissimo grado di offensività dell'azione. Nel caso specifico, la detenzione di circa 200 dosi di droga esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità. Inoltre, il ricorso è stato giudicato inammissibile poiché formulato in modo del tutto generico, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: negata se c’è professionalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie attenuata della "lieve entità nel reato di spaccio". I giudici hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso, privi di specifiche censure alla sentenza d'appello. Nel merito, la Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione precedente, che aveva escluso la "lieve entità nel reato di spaccio" a causa di un'organizzazione criminale strutturata, del possesso di droghe di diversa natura, della durata prolungata dell'attività illecita e della frequenza degli scambi con profitti elevati. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: errore da 4000 euro
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro un'ordinanza del Tribunale di Genova. Tale ordinanza aveva respinto l'eccezione di nullità dell'avviso di conclusione delle indagini e del decreto di citazione a giudizio, sollevata per presunta omessa notifica al difensore e presso il domicilio eletto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza del Tribunale non è un provvedimento autonomamente impugnabile prima della sentenza definitiva, secondo le regole del codice di procedura penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Carenza di interesse: la revoca della misura cancella il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso presentato dal difensore di un indagato contro la misura degli arresti domiciliari. Nelle more del giudizio di legittimità, infatti, il Giudice per l'udienza preliminare aveva già revocato interamente la misura cautelare per il venir meno delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che l'interesse all'impugnazione deve persistere fino al momento della decisione. Inoltre, ha rilevato l'inefficacia della rinuncia al ricorso presentata dal difensore privo di procura speciale, ribadendo che tale atto richiede un mandato specifico. Infine, non è stata disposta alcuna condanna alle spese o alle sanzioni pecuniarie, poiché la perdita di interesse è derivata da un provvedimento favorevole sopravvenuto.
Continua »
Deposito atti penali via PEC: l’indirizzo errato cancella il ricorso
Il Ricorrente ha proposto reclamo contro il rigetto di un permesso premio inviando l'atto tramite posta elettronica certificata. Tuttavia, il difensore ha spedito il messaggio a un indirizzo PEC errato, non corrispondente a quello ufficiale dell'ufficio giudiziario competente. Il Magistrato di sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che, secondo la normativa emergenziale, il deposito atti penali via PEC deve avvenire tassativamente presso gli indirizzi ministeriali specifici. L'invio a un indirizzo errato o non autorizzato determina l'inesistenza giuridica dell'atto, rendendo legittima la dichiarazione di inammissibilità pronunciata direttamente dal giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.
Continua »
Reato di calunnia: accusa il difensore ma la prova lo incastra
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per un uomo colpevole del reato di calunnia ai danni del suo ex difensore. L'imputato aveva falsamente accusato il legale di essersi appropriato di alcuni dispositivi informatici e di aver preteso pagamenti in nero. I giudici hanno accertato la falsità delle accuse grazie a una registrazione del colloquio tra i due e alle testimonianze raccolte. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo anche l'eccezione sulla prescrizione del reato. L'inammissibilità del ricorso ha impedito l'applicazione della prescrizione, poiché l'atto non rispettava i requisiti di legge, determinando il passaggio in giudicato della condanna.
Continua »
Inammissibilità ricorso patteggiamento: no a sconti tardivi
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza del Tribunale che aveva recepito l'accordo di patteggiamento. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le attenuanti non erano state incluse nell'accordo originario sulla pena. Di conseguenza, si configura un'ipotesi di inammissibilità ricorso patteggiamento, in quanto l'unico motivo di impugnazione consentito riguarda l'eventuale illegalità della pena concordata, qui non ravvisabile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e finti divorzi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di beni per oltre 800 mila euro nei confronti di due imprenditori, padre e figlio, accusati del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I giudici hanno respinto i ricorsi dei familiari e delle società collegate, ritenuti semplici schermi societari privi di reale autonomia. La difesa sosteneva la violazione del divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto, poiché un precedente sequestro era stato annullato. La Suprema Corte ha chiarito che, in assenza del deposito delle motivazioni del primo annullamento, non si crea alcun vincolo giuridico che impedisca un nuovo sequestro. Inoltre, anche le vendite reali di immobili a terzi costituiscono reato se compiute con inganno per svuotare il patrimonio e raggirare il Fisco.
Continua »
Annullamento con rinvio: la condanna che diventa definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per vari reati, tra cui ricettazione e lesioni personali. Il caso era già stato oggetto di un precedente annullamento con rinvio da parte della Suprema Corte. L'imputato sosteneva che il giudice di merito non avesse rispettato le indicazioni dei giudici di legittimità. La Cassazione ha chiarito che, in caso di annullamento con rinvio per vizio di motivazione, il giudice di merito conserva piena autonomia nella ricostruzione dei fatti e nella valutazione delle prove. Inoltre, l'imputato non può riproporre questioni già decise o sollevare contestazioni generiche. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione intempestivo: la condanna è definitiva
L'Imputato, condannato in appello per il reato di evasione, ha proposto ricorso tramite il proprio difensore. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il deposito dell'impugnazione è avvenuto il 9 marzo 2023, ben oltre la scadenza del 28 ottobre 2022, calcolata sulla base dei quarantacinque giorni successivi al termine per il deposito della motivazione della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione intempestivo e quindi inammissibile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per evidente difetto di diligenza.
Continua »
Concordato sulla pena: l’accordo impedisce il ricorso successivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la determinazione della sanzione dopo aver attivato il concordato sulla pena in appello. La difesa aveva concordato la sanzione rinunciando ai motivi di appello, ma l'imputato ha successivamente impugnato la decisione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che esiste una carenza di interesse nel contestare una decisione frutto di un accordo bilaterale accettato dal giudice. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »