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Art. 584 Codice di Procedura Civile

12 provvedimenti

Sospensione della vendita fallimentare: stop a offerte fuori tempo
Due soggetti hanno proposto un'offerta migliorativa dell'11% per l'acquisto di una farmacia all'asta, chiedendo al Giudice Delegato la sospensione della vendita fallimentare. Il Giudice Delegato e il Tribunale hanno respinto la richiesta, rilevando che la vendita si era svolta secondo le regole del codice di procedura civile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che quando la liquidazione dell'attivo segue le regole del codice di rito, non si applicano le norme speciali sulla sospensione previste dalla legge fallimentare. Pertanto, il potere di sospensione non spetta né al curatore né al giudice delegato se si sceglie la procedura civile ordinaria. I ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione Vendita Fallimentare: Vince l’Asta ma Perde l’Immobile
Una società si aggiudica un capannone in un'asta fallimentare, ma un'altra azienda presenta un'offerta più alta dopo la chiusura. Il Giudice Delegato dispone la sospensione vendita fallimentare per considerare la nuova offerta. La prima aggiudicataria fa ricorso fino in Cassazione. Tuttavia, la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile non nel merito, ma per 'sopravvenuto difetto di interesse'. Nel frattempo, infatti, l'immobile era stato definitivamente venduto alla seconda società a un prezzo ancora superiore, rendendo la controversia sulla prima sospensione priva di scopo pratico. La prima società, pur avendo vinto l'asta iniziale, perde definitivamente l'immobile.
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Prezzo ingiusto: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro l'aggiudicazione di un immobile a un prezzo ritenuto basso. Viene ribadito che un prezzo ingiusto ex art. 586 c.p.c. non si configura solo per la differenza con la stima, ma richiede la prova di specifiche anomalie procedurali, escludendo generici andamenti di mercato o tardive offerte in aumento.
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Sospensione vendita fallimentare: i limiti del curatore
In una procedura di vendita fallimentare, una società si aggiudica un ramo d'azienda. Successivamente, il curatore sospende la vendita per un'offerta migliorativa, ma solo dopo aver già depositato in cancelleria gli atti della prima aggiudicazione. La Corte di Cassazione stabilisce che il potere del curatore di disporre la sospensione della vendita fallimentare cessa con il deposito degli atti. Da quel momento, la competenza a sospendere la vendita passa in via esclusiva al giudice delegato, al fine di garantire una sequenza procedurale chiara e la stabilità delle vendite.
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Decisorietà del provvedimento: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto che ammetteva un'offerta migliorativa in una procedura fallimentare. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della decisorietà del provvedimento impugnato, poiché tale atto non risolve una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, ma rappresenta un passaggio procedurale interno.
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Procura avvocato: estensione e limiti nel fallimento
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la vendita di un'azienda in fallimento. La tardività del reclamo è stata confermata, basandosi sull'interpretazione della procura avvocato e sulla sua estensione alla fase esecutiva. La Corte ha stabilito che la valutazione del mandato è di competenza del giudice di merito.
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Perdita di chance e estorsione: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione stabiliscono due principi fondamentali: la perdita di una seria e consistente possibilità di ottenere un bene (perdita di chance) costituisce danno patrimoniale ai fini del reato di estorsione. Inoltre, la condotta di chi allontana con minacce un offerente da un'asta pubblica può integrare sia il reato di turbativa d'asta (art. 353 c.p.) sia quello di estorsione (art. 629 c.p.) in concorso formale, qualora sia provato il danno patrimoniale e l'ingiusto profitto. La decisione scaturisce da un caso di interferenza di stampo mafioso in un'asta immobiliare.
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Minaccia di far valere un diritto: quando è illecita?
Un creditore ottiene un'ingiunzione di pagamento per un assegno, ma il debitore si oppone sostenendo di averlo emesso sotto la minaccia di far valere un diritto in un'asta immobiliare. La Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la promessa di pagamento è nulla. La Corte chiarisce che la minaccia di far valere un diritto, se finalizzata a ottenere un vantaggio ingiusto e non dovuto, costituisce un illecito e rende nullo l'accordo per mancanza di causa meritevole di tutela.
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Vendita senza incanto: quando l’aggiudicazione è?
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella vendita senza incanto, l'aggiudicazione del bene è immediatamente definitiva e non 'provvisoria'. Di conseguenza, il termine per il pagamento del saldo prezzo decorre dal momento dell'aggiudicazione stessa. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che, ritenendo l'aggiudicazione non definitiva, non aveva versato il saldo, incorrendo così nella decadenza e nella perdita della cauzione.
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Rinnovazione Trascrizione Pignoramento: Stop Esecuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15241/2025, ha stabilito che la mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento entro 20 anni comporta l'improseguibilità dell'esecuzione immobiliare. Questa regola vale anche se il processo è stato sospeso o se vi è stata un'aggiudicazione provvisoria del bene. La sentenza sottolinea come la rinnovazione trascrizione pignoramento sia un onere inderogabile per il creditore, finalizzato a garantire la pubblicità e la certezza dei traffici giuridici immobiliari, la cui omissione determina l'estinzione dell'intera procedura.
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Danno patrimoniale estorsione: il caso dell’asta
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, chiarendo che la contestazione sull'interpretazione delle norme applicabili a un'asta giudiziaria costituisce un errore di diritto, non emendabile con tale strumento. Nel merito, la Corte conferma che il concetto di danno patrimoniale estorsione include la perdita di una seria e consistente possibilità di ottenere un risultato economico, come l'aggiudicazione di un bene. Pertanto, estromettere con violenza un aggiudicatario provvisorio da un'asta, privandolo della possibilità di rilanciare, integra il delitto di estorsione oltre a quello di turbata libertà degli incanti.
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Danno patrimoniale: la Cassazione e l’asta pilotata
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario riguardante un caso di estorsione e turbativa d'asta. Il ricorrente sosteneva un errore di fatto nella sentenza precedente, che avrebbe applicato una norma errata per valutare il danno patrimoniale subito dalle vittime, costrette a non partecipare a un'asta immobiliare. La Corte ha stabilito che la contestazione riguardava un errore di diritto, non di fatto, e che in ogni caso, anche secondo la vecchia normativa, le vittime (aggiudicatari provvisori) avevano una posizione giuridicamente tutelata, la cui lesione, ovvero la perdita della possibilità di rilanciare e aggiudicarsi il bene, integra il danno patrimoniale richiesto per il reato di estorsione.
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