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art. 56 del TFUE

5 provvedimenti

Imposta unica scommesse: responsabilità del socio
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso relativo all'imposta unica scommesse per gli anni 2013-2014, notificata a una società già cancellata dal registro imprese e al suo ex liquidatore/socio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società estinta, poiché priva di capacità giuridica. Ha invece rigettato il ricorso del socio, confermando la sua responsabilità in qualità di successore nei debiti sociali. È stato chiarito che la parziale incostituzionalità dell'imposta, dichiarata in passato, vale solo per gli anni antecedenti al 2011, mentre per i periodi successivi la normativa è pienamente legittima.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
Un bookmaker estero ha contestato avvisi di accertamento per l'imposta unica sulle scommesse relativa agli anni 2010-2013, sostenendo la non debenza del tributo per mancanza di concessione e la violazione del diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'imposta unica scommesse è dovuta da chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, a prescindere dalla concessione. La Corte ha confermato la solidarietà paritetica tra il bookmaker estero e i centri di trasmissione dati locali, escludendo qualsiasi discriminazione ai sensi del diritto unionale.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22205/2024, ha stabilito che l'imposta unica scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri che operano in Italia senza la necessaria concessione statale. Il caso riguardava una società di scommesse straniera che contestava avvisi di accertamento per gli anni 2008-2009. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la normativa italiana non viola i principi dell'Unione Europea sulla non discriminazione e sulla libera prestazione di servizi. È stato chiarito che la tassazione si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell'operatore o dal possesso di una concessione. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un contraddittorio preventivo per questo tipo di imposta e ha distinto la responsabilità fiscale da quella penale.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker paga il conto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9095/2024, ha stabilito che, per gli anni d'imposta antecedenti al 2011, il soggetto tenuto al pagamento dell'imposta unica scommesse è il bookmaker estero che opera in Italia senza concessione, e non i centri di raccolta locali. Tuttavia, la Corte ha annullato le sanzioni applicate, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa esistente prima delle modifiche legislative del 2010. La decisione chiarisce la ripartizione della responsabilità fiscale nel settore delle scommesse per il passato.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Suprema Corte ha stabilito, in un caso relativo all'imposta unica scommesse, che l'operatore di un Centro Trasmissione Dati (CTD) è solidalmente responsabile per il pagamento del tributo, insieme al bookmaker estero per cui opera. La Corte ha annullato la decisione di secondo grado che aveva cancellato le sanzioni per presunta incertezza normativa, affermando che, per l'annualità 2012, il quadro legislativo era ormai chiaro e non giustificava alcuna esimente.
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