Un uomo subisce una prima aggressione fisica durante una lite all'esterno di un bar, cade a terra dal ciclomotore e riceve il lancio di una sedia metallica. Subito dopo, l'uomo estrae un coltello e insegue per dieci metri l'avversario in fuga, colpendolo all'addome e provocandogli l'asportazione chirurgica della milza. La difesa invoca la legittima difesa, l'eccesso colposo e l'assenza di intenzione letale. La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentato omicidio a cinque anni e quattro mesi di reclusione. I giudici stabiliscono che l'inseguimento della vittima in ritirata spezza il nesso difensivo ed esclude qualsiasi pericolo attuale, provando la piena volontà omicida per via della letalità dell'arma e della vulnerabilità del distretto corporeo colpito.
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