Un ricercatore universitario, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata a reati di maltrattamento di animali e falso, era stato posto agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame aveva sostituito la misura con una sospensione dall'incarico, ritenendo che il rischio inquinamento probatorio non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che i precedenti tentativi di depistaggio e la prospettiva del futuro dibattimento rendono il pericolo concreto e attuale, giustificando una misura più severa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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