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Art. 53 d.lgs. n. 165 del 2001

7 provvedimenti

Part-time pubblico: doppio lavoro senza autorizzazione? La Cassazione decide
Un Lavoratore, dipendente part-time di un Ente Locale, aveva assunto un secondo incarico a tempo parziale presso un altro Ente Locale senza chiedere preventiva autorizzazione. L'Ente Locale datore di lavoro lo ha licenziato. I giudici di merito avevano annullato il licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro part-time non superiore al 50% non sono soggetti all'obbligo di autorizzazione per svolgere un secondo rapporto di pubblico impiego. La sentenza chiarisce l'ambito di applicazione della normativa sull'Incompatibilità dipendente pubblico part-time, respingendo il ricorso dell'Ente Locale.
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Incompatibilità incarichi pubblici: docente-giudice e pensione negata
Un Lavoratore, docente, si dimise per assumere l'incarico di giudice di pace. Anni dopo, l'Amministrazione gli negò la pensione per mancanza di requisiti. Il Lavoratore chiese di rientrare in servizio, ma la Corte d'Appello respinse la sua domanda, sostenendo che l'incompatibilità incarichi pubblici (docente e giudice) avrebbe comunque causato la cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dai requisiti pensionistici. In Cassazione, il difensore del Lavoratore dichiarò che questi era ormai in pensione e non aveva più interesse alla causa. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali.
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Incompatibilità pubblico impiego: basta l’albo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incompatibilità pubblico impiego si configura con la semplice iscrizione all'albo degli avvocati, rendendo irrilevante l'esercizio effettivo della professione. Il caso riguardava un funzionario comunale licenziato per non aver dichiarato la propria iscrizione forense. La Suprema Corte ha chiarito che la mera iscrizione lede i principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione, rinviando tuttavia alla Corte d'Appello per valutare se il licenziamento sia una sanzione proporzionata alla condotta specifica.
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Incompatibilità direttore generale ASL: nullo il contratto
Un professionista, contemporaneamente Direttore Generale di una ASL, si è visto negare il compenso per un incarico da un Comune. La Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della violazione del vincolo di esclusività. Tale incompatibilità direttore generale ASL, posta a tutela della sanità pubblica, rende l'accordo nullo fin dall'origine.
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Compenso incarico aggiuntivo nel pubblico impiego
Un dipendente pubblico ha rifiutato un incarico aggiuntivo perché non retribuito. Successivamente, l'incarico è stato affidato a un altro soggetto con un compenso. Il dipendente ha chiesto un risarcimento, ma la Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La Corte ha stabilito che, nel pubblico impiego, un compenso per incarico aggiuntivo è dovuto solo se esplicitamente previsto dalla contrattazione collettiva. Il fatto che l'ente abbia poi pagato un'altra persona non crea un diritto per il primo dipendente.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione conferma la nullità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2833/2024, ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando la nullità del licenziamento di un dirigente. Il recesso, formalmente motivato dal mancato superamento del periodo di prova e, in subordine, da una giusta causa, è stato ritenuto un licenziamento ritorsivo. La Corte ha stabilito che la finalità ritorsiva, se provata come motivo unico e determinante, invalida il licenziamento anche durante il patto di prova, basandosi su elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti come la mancata assegnazione di mansioni specifiche.
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Incarichi non autorizzati: chi recupera i compensi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15517/2025, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative al recupero di compensi percepiti da un dipendente pubblico per incarichi non autorizzati spetta al Giudice Ordinario. Quando la Pubblica Amministrazione agisce direttamente per il recupero, come nel caso di un'ingiunzione di pagamento, la questione rientra nell'ambito del rapporto di lavoro privatizzato. La giurisdizione della Corte dei Conti sorge solo in caso di inerzia dell'amministrazione e su iniziativa del Procuratore contabile.
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