LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 52 Legge Fallimentare

Pagina 3 di 3

50 provvedimenti

Dies a quo interruzione processo: guida alla riassunzione
Una società aveva promosso un'azione revocatoria contro una banca, ma il processo è stato interrotto a causa della liquidazione coatta di quest'ultima. La questione centrale riguardava il 'dies a quo interruzione processo', ovvero il momento da cui far decorrere il termine per la riassunzione. La Corte d'Appello aveva ritenuto la riassunzione tardiva, legando la scadenza alla comunicazione PEC dell'evento interruttivo. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine decorre non dalla conoscenza dell'evento, ma dalla data in cui il giudice dichiara formalmente l'interruzione, rendendo così tempestiva la riassunzione effettuata dalla società.
Continua »
Revoca beneficio fallimento: quando nasce il credito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dalla revoca di un beneficio pubblico concesso a un'impresa è di natura concorsuale e va ammesso al passivo fallimentare, anche se il provvedimento formale di revoca interviene dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte ha chiarito che il fatto costitutivo del credito non è l'atto di revoca, che ha natura meramente dichiarativa, ma il verificarsi dei presupposti per la restituzione (ad esempio, la mancata destinazione dei fondi), che sono anteriori al fallimento. Di conseguenza, il credito sorge 'ex lege' al momento dell'erogazione del beneficio, e la revoca funge solo da condizione per poter agire per il recupero. Questa interpretazione rafforza la posizione dell'ente erogatore nei confronti della massa dei creditori.
Continua »
Opponibilità del trust: la legge italiana prevale
L'amministratore di un trust ha richiesto la restituzione di beni dal fallimento del disponente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'opponibilità del trust ai creditori nel fallimento è disciplinata dalle norme imperative italiane (come la trascrizione o la data certa anteriore al fallimento) e non dalla legge straniera scelta per regolare il trust. La tutela dei creditori prevista dalla legge fallimentare prevale sulla volontà delle parti.
Continua »
Appello e fallimento: si può proseguire il giudizio?
Un'impresa creditrice si oppone alla decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato improcedibile il suo appello a seguito del fallimento della società debitrice. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra appello e fallimento: il giudizio di impugnazione, se iniziato prima della dichiarazione di fallimento, deve proseguire. La sentenza di primo grado, anche se non definitiva, costituisce titolo per l'insinuazione al passivo con riserva, e l'appello è lo strumento corretto per il curatore per contestarla o per il creditore per riformarla.
Continua »
Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
Continua »
Titolarità del credito: prova cessione e fallimento
Un debitore, dopo la chiusura del suo fallimento, si oppone a un decreto ingiuntivo contestando la titolarità del credito del cessionario. Il Tribunale rigetta l'opposizione, affermando che la prova della titolarità del credito può basarsi su un quadro indiziario complessivo, inclusa la mancata contestazione della comunicazione di cessione. Inoltre, chiarisce che i creditori possono agire anche dopo la chiusura del fallimento, pur non essendosi insinuati al passivo.
Continua »
Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
Continua »
Accollo di debito: la liberazione del debitore
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo per una provvigione immobiliare, sostenendo che un terzo si era assunto il debito tramite un accollo. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando la responsabilità solidale del debitore originario, poiché il creditore non aveva mai acconsentito espressamente alla sua liberazione. La sentenza chiarisce inoltre la nullità della chiamata in causa del terzo effettuata senza la preventiva autorizzazione del giudice nel rito di opposizione.
Continua »
Riassunzione del processo: decorrenza del termine
Un investitore fa causa a una banca per presunte irregolarità in operazioni finanziarie. Durante la causa, la banca entra in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale di primo grado dichiara estinto il processo, ritenendo tardiva la riassunzione del processo da parte dell'investitore. La Corte d'Appello riforma la decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale dell'interruzione e non dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, la Corte rigetta nel merito le domande dell'investitore, poiché non sussisteva nullità e, nel complesso, il portafoglio di investimenti aveva generato plusvalenze.
Continua »
Cessazione materia del contendere: la rinuncia del creditore
Una curatela fallimentare agiva contro un istituto di credito per recuperare una somma che la banca aveva incassato prima del fallimento, ma che poi, per errore, non aveva detratto dalla propria richiesta di insinuazione al passivo. La banca e la società cessionaria del credito, pur eccependo l'inammissibilità della domanda, hanno dichiarato in giudizio di accettare la riduzione del credito ammesso. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che la rinuncia della banca a far valere il maggior credito avesse eliminato l'oggetto della disputa.
Continua »